LETTERA DAL BRASILE | Alcuni immigrati meritano il passaporto italiano più di tanti italiani all’estero

“Chi nasce in Italia da genitori stranieri, parla bene l’italiano, frequenta scuole italiane e lavora pagando le tasse, merita molto più la cittadinanza che uno stuolo di sud americani che non parlano né vogliono parlare l’italiano e non sanno se Roma sta a Sud o a Nord di Parigi”. E sul voto estero: “E’ ora di cambiare”

Caro direttore,

dopo avere letto l’articolo di ItaliaChiamaItalia dal titolo Voto estero nella bufera, il MAIE presenterà progetto di modifica della legge Tremaglia, vorrei dire la mia.

Come scritto nella mia recente lettera, deve essere rivista l’intera materia per la concessione o il riconoscimento della cittadinanza sia in Italia, sia all’Estero dove risultano residenti oltre 4,2 milioni di connazionali.

Qui si scontrano lo ius sanguinis e lo ius soli, la prima che vuole far valere il diritto per discendenza e l’altra per nascita territoriale. Per i discendenti nati all’estero, avevo sostenuto che si introducesse un limite a due generazioni col vantaggio di ridurre il carico insostenibile dei consolati per concedere la cittadinanza come pure per rinnovare i passaporti.

Si metterebbe inoltre fine ai deprecabili imbrogli registrati negli anni scorsi quando si verificò in Liguria lo schema di “acquisto di nonni italiani” per cercare false ascendenze e, di recente, lo schema scoperto in Lombardia di acquisto di false residenze in Italia, il tutto montato da criminosi agenti brasiliani con la connivenza di avvocati italiani senza scrupoli e piccoli comuni corrotti: risultato, la giustizia italiana ha annullato 1.200 passaporti concessi indebitamente ai rispettivi oriundi.

Quanto allo ius soli, sarei propenso a sostenerlo: chi nasce in Italia da genitori stranieri, parla bene l’italiano, frequenta scuole italiane e lavora pagando le tasse, merita molto più la cittadinanza che uno stuolo di sud americani che non parlano né vogliono parlare l’italiano e non sanno se Roma sta a Sud o a Nord di Parigi…

Circa la legge elettorale, ribadisco che deve essere rivista sia per votare in Italia sia all’estero, avendo constatato che la politica di sostegno agli italiani all’estero si è rivelata completamente vuota e inefficiente.

Tutti i partiti di destra e sinistra hanno detto di volersi dedicare a questo tema, ma con la legge attuale il peso degli italiani all’estero viene annullato sia dalla discriminazione della circoscrizione d’oltremare, sia da una serie di brogli fino ad arrivare a quelli denunciati dopo il voto del 4 marzo scorso.

“Annulliamo il voto estero per brogli elettorali, sospendiamo proclamazione eletti”: la petizione online

Si deve votare nelle ambasciate e nei consolati scegliendo candidati residenti in Italia o anche quelli residenti all’estero, come se si stesse votando nelle rispettive circoscrizioni di nascita o iscrizione, superando il sistema del voto per corrispondenza totalmente inaffidabile e offensivo per la dignitá dei cittadini.

Ben vengano le proposte di revisione della legge Tremaglia e il controllo dei recenti voti con sospensione degli eletti sospetti di frode.

La questione di fondo é che in Italia le forze politiche si ricordano dei connazionali all’estero, sempre in aumento visto l’esodo dei giovani e dei pensionati, solo quando hanno bisogno di voti, ma non hanno mai saputo capire e rispettare il ruolo che gli italiani all’estero esercitano come veri ambasciatori di una Italia che vive e funziona in ogni settore dell’arte, della cultura, dell’enogastronomia, dell’imprenditoria e della tecnologia.

Infine, suggerisco che si avviino trattative bilaterali affinchè noi italiani residenti all’estero abbiamo diritto a votare per le amministrative nei rispettivi paesi, concedendo la reciprocitá ai cittadini stranieri residenti in Italia: chi vive, lavora, paga le imposte e movimenta commercio e finanze in una città, ha diritto di votare per il suo sindaco o governatore. Del resto, il mondo èglobale e i confini appaiono evanescenti.

*cittadino italiano residente in Brasile

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