Italiani nel mondo, situazione ‘molto difficile’ per marò italiani: altri 14 giorni dietro le sbarre

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I giorni passano per Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i nostri marò ancora dietro le sbarre in India, ma per loro purtroppo non arrivano buone notizie. Oggi è stato disposto dall’Alta Corte di Kochi un nuovo rinvio per il processo che vede coinvolti i due militari italiani accusati di avere ucciso due pescatori indiani. Altri 14 giorni di custodia giudiziaria imposti dal magistrato. E così la situazione peggiora. A sottolinearlo è, fra gli altri, anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che parla di una situazione “molto difficile”, l’Italia “ce la sta mettendo tutta” per risolverla. Per ora “non possiamo fare altro che prendere atto di questa determinazione delle autorità indiane", ha spiegato, "che era tra le previsioni più infauste".

Il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura è da ieri a New Delhi per prendere contatti con le autorità dello Stato centrale e del Kerala. Ma in Italia la politica prende posizione: i due marò vanno riportati a casa prima possibile.

Sulla crisi dei due marò si fa sentire Franco Frattini, già ministro degli Esteri nell’ultimo governo Berlusconi, secondo il quale è necessario “coinvolgere l’ Europa e probabilmente anche l’Onu”. “Se non dovesse essere riconosciuta la nostra giurisdizione credo che dovremmo europeizzare la crisi. Non basta il grande impegno del sottosegretario De Mistura, dei ministri degli Esteri e della Difesa, non basta più un approccio bilaterale", ha affermato l’esponente del Pdl. "L’Europa dovrebbe chiedere che un Paese terzo rispetti regole di diritto internazionale nei confronti di uno stato membro. E sarebbe necessario fare un passo anche nei confronti dell’Onu, che e’ garante della legittimita’ internazionale", ha proseguito.

Per Maurizio Gasparri, presidente dei sentori PdL, il governo italiano “deve alzare la voce”, perché “le autorità indiane non possono calpestare in questo modo i principi del diritto internazionale, che stabiliscono la competenza della nostra magistratura nel giudicare i due militari reclusi”. Gasparri invita il governo Monti a fare “ricorso a tutti gli strumenti possibili per evitare un processo che, se celebrato in India, sarebbe una grave ferita alla nostra dignità ed al nostro prestigio internazionale".

Italo Bocchino, vicepresidente di Futuro e Libertà, osserva: "Quello che sta accadendo in India e’ assurdo e intanto i nostri marò sono ancora dietro le sbarre in un Paese straniero". "Nessuno vuole inasprire il clima o interrompere i rapporti cordiali con un paese che abbiamo sempre ritenuto amico e, soprattutto, intralciare il lavoro della Farnesina, ma serve una decisa moral suasion italiana sull’Onu e sulla Nato affinché impongano all’India il rispetto delle leggi internazionali". In conclusione, per il braccio destro di Gianfranco Fini “il ruolo primario dell’Italia nelle missioni internazionali impone a Onu e Nato un intervento immediato e deciso altrimenti non si comprendono le ragioni per cui dobbiamo garantire con i nostri uomini la sicurezza internazionale, ottenendo in cambio un atteggiamento come quello dell’India".

Sulla stessa linea Roberto Menia, coordinatore nazionale Fli: "La Comunità internazionale ha il dovere di assumere posizioni chiare e perentorie nei confronti del governo indiano, affinché si ponga fine alla vicenda dei due marò italiani”.

Gianluigi Limido, segretario romano di Gioventù Italiana, movimento giovanile de La Destra di Storace, dichiara: "E’ inaccettabile che uno Stato spenda così tante risorse per mandare diplomatici in India che non sanno adempiere il compito che gli è stato assegnato. Chiediamo l’immediata presa di posizione da parte del Governo su una vicenda che umilia un’intera nazione. Continueremo con le nostre iniziative su tutto il territorio nazionale per far sentire ai piani alti la voce che arriva dal popolo italiano".

E mentre i nostri marò si trovano ancora in carcere e le incognite sulla loro vicenda sono sempre di più, il leader maoista dello stato indiano dell’Orissa, Sabyasachi Panda, ha messo in guardia contro un’operazione delle forze di governo per liberare Paolo Bosusco minacciando di uccidere l’ostaggio italiano:  "Abbiamo informazioni per cui il governo dell’Orissa sta pianificando un’operazione di polizia contro di noi", ha dichiarato in una registrazione audio. Meglio che ci ripensi, ha fatto capire.

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