Italiani nel mondo, Riforme Comites/Cgie – di Antonio Peragine

Prima di entrare nel merito delle riforme riguardanti le funzioni, il ruolo e le competenze che dovrebbero avere  Comites e Cgie, ci sembra opportuno e doveroso soffermarci sulle modalità di voto seguite per  assicurare ai cittadini di poter manifestare la propria volontà e quindi di effettuare la scelta dei  propri rappresentanti e dei rispettivi programmi politici… Perché se Democrazia significa  Governo del popolo, ossia il sistema politico che riconosce il potere alle maggioranze ed assicura alle minoranze la possibilità di alternarsi  attraverso la  libera affermazione delle proprie idee, allora senza dubbio alcuno il voto é l´elemento primario della Democrazia perché assicura e garantisce la partecipazione popolare  e consacra il Potere mediante la volontà dei piú.
Bari, 2 apr. Prima di occuparsi  delle tecniche per migliorare il funzionamento delle istituzioni  é  necessario concentrarsi sulla attendibilità del voto che é lo strumento elettivo che ne esprime e consacra validità e credibilità.

Perciò le riforme devono avere come obiettivi principali: garantire la corrispondenza del voto alla volontà dell´elettore e scongiurare i brogli elettorali.

Dopo le irregolarità verificatesi nelle precedenti elezioni, a noi interessa ridare al Voto  degli italiani all´estero ed alle loro istituzioni  il prestigio che meritano e quindi credibilità ed attendibilità. Perciò crediamo opportuno preporre la  modifica delle leggi dei Comites e Cgie, la revisione delle modalità di voto che devono essere uguali per tutti i processi elettorali ai quali parteciperemo.

Se, per ipotesi, ci fosse concessa la possibilità d’offrire un nostro piccolo contributo intendiamo proporre il varo di un Ufficio per le Politiche Sociali degli Italiani nel Mondo (UPSIM), e andremmo a evidenziare, prima di tutto, la necessità di considerare, con maggiore attenzione, l’incidenza che ogni provvedimento legislativo nazionale potrebbe avere nei confronti della nostra Comunità oltre frontiera.

Nel frattempo, proporremmo di focalizzare la posizione socio/economica dei Connazionali nelle singole realtà che si sono venute a determinare nei Paesi ospiti. Ciò tramite i Com.It.Es., opportunamente riformati, per garantire un effettivo collegamento tra l’UPSIM e la Comunità italiana all’estero. Secondo il nostro modo di vedere, gli italiani nel mondo, che sono milioni, intendono partecipare alla vita della penisola in modo meno marginale; in pratica con gli stessi diritti e doveri dei residenti.

In definitiva, l’UPSIM andrebbe a sostituire il CGIE, che andrebbe ridimensionato nei numeri, con finalità meno politicizzate, ed i suoi Membri dovrebbero essere tutti Connazionali residenti oltre frontiera ed eletti tramite i Com.It.Es.(in rappresentanza proporzionale alle quattro ripartizioni geografiche elettorali).

Il coordinamento, d’ordinaria amministrazione, potrebbe essere, invece, fornito tramite alcuni funzionari statali (in rappresentanza di specifici ministeri). Quindi, l’organizzazione centrale dovrebbe, poi, trovare pratica attuazione tramite gli stessi Com.It.Es capaci, in primo luogo, di tradurre in modo accessibile a tutti il linguaggio burocratico delle circolari e regolamenti di pertinenza. L’UPSIM, una volta avviato e collaudato, sarebbe anche prezioso per smistare certe attività che, ora, sono di competenza consolare. Per evitare, nei limiti della ragione, “contrasti di competenza”, saremmo per una struttura gerarchicamente indipendente dal Ministero degli Affari Esteri. Vale a dire, un Ufficio alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ipotizziamo, di conseguenza, una struttura “tecnica” non legata politicamente a nessuno.

L’UPSIM non andrebbe a funzionare per delega ministeriale, ma per mandato presidenziale. Questa nostra ipotesi, che non è nuova, l’avevamo già formulata al tramonto della Prima Repubblica e ripresentata recentemente. Non ci sono stati mai concreti riscontri. Quasi che la nostra posizione non presentasse soluzioni percorribili a prezzo, in sostanza, “zero”. Questa ipotesi, tuttavia, ci sembra ancora valida e, forse, più considerabile dato i tempi assai diversi da quelli del secolo scorso e del primo decennio del nuovo millennio.

Anche in questa fase di transizione, se esistesse l’UPSIM, le problematiche degli italiani all’estero potrebbero essere ancora portate all’attenzione dell’Esecutivo e del Parlamento.

Indipendentemente dalla sua conformazione. L’Ufficio, che ancora ci manca, consentirebbe una crescita, non solo politica, di chi vive oltre frontiera. Finita la fase dell’associazionismo assistenziale, potrebbero essere gli stessi eletti nella “Circoscrizione Estero” a far loro le nostre riflessione.

L’epoca delle promesse mai mantenute è finito. Gli italiani nel mondo chiedono fatti concreti. Intorno a questa nostra ipotesi potrebbe svilupparsi un movimento d’opinione capace di superare anche quelle “incomprensioni” che ancora fanno comodo agli indecisi ed ai trasformisti.

Antonio Peragine, Presidente Associazione Baresi nel Mondo

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