Italiani nel mondo, gli eletti all’estero? Rottamiamoli tutti – di Gerardo Petta

Sfogliando i giornali dell’emigrazione sulle prossime elezioni politiche del 2013, si nota immediatamente che ci siamo fermati a 20-30 anni fa, per quanto concerne i nominativi degli attuali parlamentari e le loro idee politiche. Non è proprio condivisibile che  negli  organismi di rappresentanza degli italiani residenti all’estero, Comites e CGIE  innanzitutto, e infine dal 2006 con il diritto di voto all’estero ci siano sempre, tranne qualche eccezione, le stesse persone. Sarebbe perciò indispensabile smantellare questa “casta di politici” che  condizionano, in modo negativo, la vita politica della comunità italiana. Credo  che, a prescindere dall’appartenenza politica, questo “vento nuovo” di rottamazione portato dal sindaco di Firenze non possa che essere salutare per tutti i partiti.

In realtà, la politica dovrebbe essere solo un servizio che un cittadino, una volta eletto, dà al proprio paese per un certo periodo per poi lasciare ad altri, sperando sempre in  individui capaci, il compito di continuare a impegnarsi per il bene della propria nazione. “Ma che belle parole” avrebbe detto Luciano Rispoli, il noto conduttore della RAI, nella sua trasmissione di alcuni anni fa: “Parola mia”. Probabilmente rimarranno solo delle belle parole, ma allora è inutile lamentarsi dopo, perché, in fin dei conti, siamo stati noi a votarli questi inutili personaggi che, oltre a scaldare il banco nel Parlamento italiano, non hanno fatto un bel niente. Il ricambio politico è pertanto fondamentale e indispensabile per il futuro di un Paese!

La mia è solo una riflessione politica, scaturita dal fatto che ritengo mortificante essere rappresentato da questi insignificanti politici di centro-destra e centro-sinistra (nessuno escluso). Bisognerebbe, per tali motivi, assolutamente modificare  il voto all’estero e, come ho già più volte accennato, nei mesi scorsi, addirittura abolirlo, lasciando invece il diritto di poterci esprimere per il collegio delle liste elettorali del Comune italiano dove siamo iscritti.
Altro, non ha senso!

E allora l’unica strada possibile è davvero mandare in pensione chi da troppi anni monopolizza sia la politica nazionale sia quella all’estero. A questo punto, si comprende anche perché i vertici del PD in Svizzera si sono schierati nelle primarie a favore di Bersani, poiché se vincesse il sindaco di Firenze, molti di loro non avrebbero la candidatura certa e verrebbero mandati direttamente a fare …, diciamo delle lunghe passeggiate nei boschi della Confederazione elvetica.

Spero che questo vento nuovo di rottamazione del vecchio modo di far politica entri in tutti i partiti e spazzi via questi “pilastri della vecchia politica”, ormai indeboliti, dato che nel cemento vi è ormai rimasto poco ferro,  e quel poco si è anche arrugginito, in  modo da permettere la discesa in campo di  nuove facce. Ben venga allora la rottamazione in blocco di tutti i parlamentari eletti nella Circoscrizione estero!

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