Italiani all’estero, Verde (Fli): Comincia il secondo tempo degli italiani nel mondo

«Ho ascoltato con interesse il dibattito tra il direttore di ItaliaChiamaItalia Ricky Filosa e l’on. Garavini del Pd su Youdem e mi convinco ogni giorno che passa che occorra uno scatto di reni ed un cambio di marcia nella politica degli italiani all’estero». L’esponente del Fli parigino, Andrea Verde, impegnato attivamente nella campagna elettorale di Nicolas Sarkozy, polemizza con l’on. Garavini che vantava i meriti del suo partito nella caduta del governo Berlusconi: «vorrei ricordare all’on. Garavini che Berlusconi é stato mandato a casa nonostante il Pd che, con le sue incertezze, mi ricorda il Partito Socialista francese guidato dal confuso ed incerto François Hollande. La polemica tra Fassina e Veltroni sull’articolo 18 – incalza Verde – é sintomatica dello stato di confusione che aleggia nel Pd. Semmai il merito della caduta di Berlusconi é da ascriversi a Gianfranco Fini che, con la sua rottura, ha dato inizio alla crisi del berlusconismo».

Venendo ai temi che riguardano gli italiani nel mondo Verde annuncia che sarà a Roma venerdì prossimo per partecipare alla riunione straordinaria del Ctim indetta da Roberto Menia e Giacomo Canepa. «Auspico un colpo di reni ed un cambio di marcia nella politica degli italiani all’estero. Dopo la stagione gloriosa di Mirko Tremaglia per l’affermazione ed il riconoscimento dei nostri diritti, ora comincia il secondo tempo; quello del rilancio della nostra presenza con nuove prese di responsabilità. Non siamo una comunità di alieni relegata in una riserva indiana: siamo parte attiva della comunità nazionale e vogliamo dare il nostro contributo, ma dobbiamo essere capaci anche di fare una severa autocritica».

A partire dal tema della nazionalità che é uno dei cavalli di battaglia di Fli: «Si va affermando ovunque nel mondo – incalza Verde – lo ius solis contrapposto allo ius sanguinis. Non ha senso dare la cittadinanza italiana a persone che hanno reciso tutti i legami con la nostra comunità, che non parlano la nostra lingua ed ignorano la nostra cultura. Io sarei dell’idea di rivedere profondamente i criteri di assegnazione della nostra nazionalità ai residenti esteri. Non ha senso che abbia il passaporto italiano e possa quindi votare una persona che ha solo un lontanissimo legame di sangue con l’Italia. I risultati si son visti con l’elezione di personaggi da operetta che non parlando l’italiano sono diventati le macchiette del Parlamento con grave discredito per la nostra immagine. Per parlare chiaro e senza ambiguità mi chiedo a cosa sia servita la presenza di un Caselli nel nostro Parlamento, che benefici abbia apportato alle nostre comunità un simile personaggio, di cui faccio fatica a percepire i legami, specie culturali, con la nostra Patria. Io sono anche favorevole all’opzione del voto estero (vota solo chi si iscrive volontariamente nelle liste elettorali), al mantenimento del voto per corrispondenza e all’eliminazione delle preferenze personali, strumento che favorisce la corruzione ed i brogli elettorali ed auspico una rigorosa selezione dei candidati».

Rispondendo a Ricky Filosa, Verde si chiede se fu un errore chiudere Rai International: «Dipende: se si considera inutile l’informazione sulle attività degli italiani all’estero, domandiamoci se, nella Rai italiana, abbia senso la presenza di 20 telegiornali regionali che si distinguono per servizi sulla sagra dell’uva, la fiera del tartufo o i formaggi tipici locali».

Da ultimo Verde si unisce a Luigi Billé nella critica ai patronati: «Sono d’accordo con Billé. Occorre ridiscutere e ridefinire il ruolo dei patronati che mi sembrano organismi un po’ troppo opachi (speriamo che il nuovo governo avvii controlli a tappeto); non sarebbe meglio che certi servizi venissero gestiti dai consolati?».  E infine una proposta provocatoria: «perché in nome della trasparenza – si chiede Verde – non si pubblicano le remunerazioni dei direttori degli istituti italiani di cultura all’estero, che mi risulta guadagnino piu’ dei deputati? Tanti soldi per fare cosa? Per far piacere agli amici degli amici ed organizzare inutili e noiosi convegni?».

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