Italiani all’estero, da Camp David a Bruxelles: Monti con Obama e Hollande – di Pietro Mariano Benni

L’assurdo attentato alla scuola di Brindisi e il terremoto in Emilia Romagna hanno quasi del tutto oscurato sui mezzi d’informazione italiani l’analisi di quel che è accaduto a Camp David e hanno fatto rientrare il presidente del Consiglio in Italia prima del previsto. E poca attenzione è stata riservata a una sua significativa dichiarazione: “Non basta aspettare che le virtuosità derivanti dalle riforme e dalla riduzione dei disavanzi generino per spontanea virtù la crescita: il vertice informale dell’Unione Europea del 23 Maggio dovrebbe identificare piste concrete, come il rafforzamento del capitale della Bei, i project bond e l’evoluzione verso gli eurobond”. A giudicare da queste parole di Monti – tecnico e/o politico certamente sobrio e prudente – nelle pieghe del G8 di Camp David qualcosa deve essere successo anche al di là dei documenti e delle decisioni ufficiali. Forse solo qualcosa di informale e ufficioso, visibile nella grande cordialità dell’incontro con il presidente americano Barack Obama e dell’intesa di fondo con quello francese François Hollande, ma sufficiente a spingere Monti a parlare apertamente di project bond ed eurobond, identificabili come ‘piste concrete’ per la crescita europea già mercoledì prossimo. Parole che la Cancelliera tedesca ha considerato pressappoco eresie almeno finora.

“L’arrivo di Hollande e di Monti – ha inoltre sottolineato una nota della Casa Bianca – e i cambiamenti in atto in Europa costituiscono un’opportunità verso un approccio comune per affrontare la crisi e i problemi dell’eurozona”. Per Angela Merkel, giunta a Camp David poco dopo le sconfitte subite in importanti consultazioni elettorali locali, potrebbe essere giunto il momento di riflettere, in vista del vertice di mercoledì. Ma anche e soprattutto dell’incontro trilaterale Francia – Italia – Germania, previsto a Roma verso metà Giugno per concordare linee si spera comuni da portare al Consiglio Europeo del 28 e 29 Giugno in cui si dovrebbero affrontare temi decisivi per l’Europa (e per l’Italia) tra cui l’aumento di capitale di 10 miliardi di euro della Bei (Banca europea di investimenti) e i project bond come primo passo verso gli eurobond. Nella stessa sede si potrebbe discutere anche di "golden rule", ovvero dello scorporo dai bilanci pubblici delle quote nazionali di investimenti in progetti transfrontalieri europei e di spese per le emergenze. Argomenti sui quali la Merkel è apparsa a quanto pare ancora inflessibile anche a Camp David; inflessibile ma sostanzialmente isolata. Un isolamento che potrebbe di molto aggravarsi qualora il famoso “fiskalpakt”, (meglio noto come fiscal compact) alla cui rigida applicazione la Merkel ha continuato a far riferimento, non dovesse essere ratificato entro la fine dell’anno da almeno 12 dei 17 paesi dell’eurozona.

E’ vero che il relativo trattato internazionale stipulato tra 25 governi europei ha già prodotto qualche risultato – come la sorprendente e controversa adozione del principio del pareggio di bilancio nella Costituzione italiana (inspiegabilmente passata quasi sotto silenzio il 17 aprile) – ma è anche vero che sembra farsi sempre più strada il parere di molti economisti europei, italiani e americani, inclusi cinque premi Nobel, secondo i quali l’obbligo del pareggio di bilancio serve in tempi di recessione solo ad aggravare la crisi. Ecco allora che anche per il presidente del Consiglio italiano, già sostenitore del principio di pareggio di bilancio ma anche mediatore tra austerità teutonica e istanze meno rigide, Camp David potrebbe costituire un ulteriore passo sulla strada di quei “cambiamenti in atto in Europa” che la Casa Bianca sostiene, individuandoli proprio nell’ “arrivo di Hollande e di Monti”. E quel “non basta aspettare” di Monti suona come conferma di questa lenta e complessa evoluzione. Tanto più che a suo stesso parere “il pacchetto sulla crescita che speriamo di adottare già entro fine Giugno potrà avere effetti reali sullo stato delle nostre opinioni pubbliche e anche sull’opinione delle forze politiche e del Parlamento, ma non “effetti immediati e reali sull’economia” di cui Italia, Europa e mondo intero hanno però necessità sempre più urgente.

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