Italiani all’estero, se il rosso e il nero si incontrano nel Maie – di Barbara Laurenzi

Roma – “La Giai? È esattamente il mio opposto, ma guai a chi me la tocca”. Si fa subito allegro il tono di Gianluigi Ferretti, coordinatore europeo Maie con una nota storia di destra, al sentir nominare la senatrice Mirella Giai, ‘compagna’ all’interno del Movimento e non solo, visto che la parlamentare vanta un passato decisamente rosso. Due identità politiche diverse e inconciliabili fino a pochi anni fa, quando la fedeltà al proprio manifesto veniva prima del patto siglato con gli elettori ed esisteva ancora la fiducia nei partiti. Mentre l’immagine di questi ultimi appare sempre più sbiadita, chi ha partecipato alla vita pubblica e vuole continuare ad avere un peso decisionale sta cercando nuove strade che, nel caso degli italiani all’estero, spesso orientano la propria bussola verso il polo del movimento civico. 

Mirella Giai e Gianluigi Ferretti rispondono proprio a questo ultimo identikit, che vede confluire nel Movimento associativo per gli italiani all’estero profili contraddistinti da storie opposte e percorsi differenti, uniti dal comune interesse verso le problematiche dei connazionali residenti al di fuori degli italici confini. “Io e la senatrice Giai ci siamo incontrati per parlare di italiani nel mondo e siamo stati concordi su ogni argomento” ha raccontato Ferretti a ItaliaChiamaItalia a margine del congresso di Verona. Abbiamo voluto verificare se le cose stanno realmente così.

Senatrice Giai, è vero quanto dichiarato da Ferretti? Tra voi esistono punti di convergenza?

“È vero, Ferretti è venuto a parlare con me e ci siamo rispettati fin dall’inizio. Mi ha spiegato per quali motivi fosse entrato nel movimento ed erano gli stessi motivi che avevano convinto anche me. Il Maie mi permette di esprimermi come donna che ha lottato, come persona che si è sacrificata”.

Lei è, appunto, una donna che ha lottato molto, con una solida storia di sinistra. Come fa a vivere in una formazione politica composta anche da persone che, in passato, avrebbe osteggiato con ogni forza?

“È vero, sono una donna di sinistra. Sono nata in Italia, ho mantenuto la cittadinanza italiana e non ho la doppia cittadinanza, mio nonno era socialista già nel 1920 così come lo fu mio padre. Ho una storia solida e ne sono orgogliosa perché, oltre ad avere un’idea che non tradirò mai, sono una persona che mira a fare le cose giuste. Bisogna avere la forza di scegliere, di dire ‘questo no’ oppure ‘questo sì’, credo che sia la maggiore eredità lasciatami dai miei nonni e da mio padre, tanto che, quando sono entrata in Parlamento, ho dedicato l’elezione a mio padre”.

Come fa a conciliare questo forte attaccamento ai suoi principi con la convivenza con altre forme di pensiero?

“Ci organizziamo, siamo un movimento aperto a chi si sente di essere forte mantenendo la propria identità e avendo il coraggio di accettare chi la pensa diversamente, accordandosi sulle decisioni importanti. È la stessa cosa che, in fondo, siamo chiamati a fare in Parlamento. Sono stata eletta per rappresentare tutti gli italiani, non solo quelli all’estero, e in questo momento così difficile noi eletti capiamo che non è il momento di esagerare con le richieste, pur tenendo sempre presente il fatto che siamo stati i primi ad essere danneggiati”.

Ferretti, la senatrice parla di rispetto. Forse, più che rispettarvi, vi sopportate…

“Non è così. Mi occupo da sempre degli italiani all’estero, avevo sentito parlare mille volte della Giai, la ‘comunista di Rosario’; poi un giorno l’ho conosciuta e abbiamo scoperto che, per quanto riguarda gli italiani nel mondo, pensiamo esattamente le stesse cose”.

Un’unione come il Maie poteva nascere molto tempo fa. In realtà, però, è comodo per voi presentarvi in tutti i continenti proprio ora che i partiti sono in crisi e ci sono maggiori margini di azione.

“Qualche anno fa ero più coinvolto nella logica del partito ed è ovvio che non siamo angeli ma figli del nostro tempo, anche noi assistiamo all’indebolimento dei partiti e cerchiamo altre vie, ma questo non significa desiderare delle scorciatoie”.

Senatrice, lei e il coordinatore europeo rappresentate lo spirito del Maie, nel quale convivono identità spesso opposte. In Italia queste unioni non durano mai a lungo.

“Nel Maie siamo molto differenti ma, nonostante questo, siamo arrivati già ovunque nei quattro continenti. Ognuno di noi vuole certamente mantenere la propria tradizione senza, però, precludersi agli altri. Ho la mia visione ma cerco di accordarmi anche con chi non la pensa come me”.

“Cercare” non è garanzia di una buona riuscita…

“Nel nostro movimento ciascuno è libero di esprimere il suo pensiero, le nostre preoccupazioni sono legate agli italiani all’estero e non alle storie personali. Certo, non possiamo vivere fuori dall’universo del Parlamento e siamo consapevoli dell’importanza degli altri partiti, con i quali collaboriamo e collaboreremo per studiare soluzioni favorevoli non solo a chi vive nel mondo ma anche per chi è rimasto in Italia”.

Non vorrà far credere che tutto questo non ha mai creato degli scontri? È tutto così facile?

“Gli scontri non sono sorti perché noi siamo concentrati su un unico obiettivo. Ci siamo uniti per questo, come accade con le alleanze. Le alleanze sono molto pericolose però sono necessarie per mantenere l’unità e stare insieme, ciascuno ha le sue forze ed esigenze ma, se non ci mettiamo grinta e buona volontà, è difficile farcela”.

Com’è andato fino a oggi il dialogo interno? Non si è mai sentita isolata?

“No, al contrario. Sono molto rispettosa dei pensieri degli altri, posso alzare un po’ la voce se qualcuno esce fuori dalle righe ma non è mai capitato. Ascoltare è la prima cosa da fare, ascoltare e poi concordare, il Maie non esige che tu appartenga a una linea politica ma lascia che tu abbia la possibilità di pensare e di rimanere ciò che sei sempre stato. Esiste un forte senso di rispetto per le storie personali unito alla volontà di vedere quali sono i risultati e la strada da intraprendere per raggiungere delle decisioni”.

Ferretti, quali sono le divergenze interne al movimento?

“Non abbiamo divergenze, parliamo solo di italiani nel mondo, ognuno ha le sue opinioni ma non mi appassiona più scontrarmi sui principi, il teatrino della politica ormai mi annoia, non guardo nemmeno più i talk show. Ci possono essere opinioni divergenti ma si trova sempre un punto di incontro”.

Un punto di incontro o un “inciucio”?

“Non siamo un movimento tattico strategico, non siamo nel Maie per avere più possibilità di essere eletti e non vogliamo ‘candidantropi’, ossia gente che si unisce solo per avere voti. Non si aderisce al Maie con i ‘se’, ma in maniera totale”.

Se veramente condividete così tante iniziative e principi, avreste potuto incontrarvi prima. Perché fino ad oggi le persone che si occupano di italiani nel mondo non si sono confrontate? Perché non avete creato prima un movimento che vi unisse tutti?

“È vero, il movimento avrebbe dovuto nascere prima. In realtà ci aveva già pensato Tremaglia, quando riuniva tutti e ripeteva mille volta di ispirarsi alle associazioni e di non esportare i partiti e le loro divisioni all’estero”.

Tremaglia aveva precorso i tempi?

“Da questo punti di vista Merlo non ha inventato nulla, ha solo trovato il momento giusto. Tremaglia era troppo avanti e forse anche la stessa Giai, all’epoca, non si sarebbe fidata di un uomo con il passato di Tremaglia. Appena nominato ministro, Tremaglia costruì il suo gabinetto chiamando un deputato Pci, un ex senatore della Dc esponente delle Acli e altri profili differenti. Fu criticato pesantemente da tutti, me compreso. Dicevamo ‘perché non ci metti i tuoi?’, ma sbagliavamo. Il suo staff era composto da persone di diversa provenienza unite da quello che, oggi, unisce noi nel Maie”.

Lei era tra coloro che criticarono la scelta di Tremaglia. Perché ha cambiato idea?

“Sono cresciuto e ho capito molte cose, solo con l’unione si raggiungono gli obiettivi. Tremaglia non ha ottenuto la legge sul diritto di voto all’estero facendolo appello ai suoi, ma convincendo tutti i parlamentari, compresi quelli di diversa provenienza. Quando sono apparsi sulla scena i primi eletti all’estero e ho visto che non riuscivano a combinare nulla mi sono domandato come avesse fatto Tremaglia a far approvare la legge e ho capito che non era solo, che facendo i ‘duri e puri’ non si va da nessuna parte, magari si entra in Parlamento ma non si realizzano gli interessi degli italiani nel mondo”.

Vi aspettate una nuova legislatura caratterizzata da un maggior numero di parlamentari Maie?

Giai: “Certo, stiamo lavorando bene affinché crescano i parlamentari ma anche il numero degli aderenti. Abbiamo molti ragazzi bravissimi, bisogna lasciar loro il giusto spazio e la possibilità di fare carriera. Noi dobbiamo aiutarli, e non solo a parole, spesso si parla e basta senza dare ai nostri figli la reale possibilità di muoversi”.

Ferretti: “Sogno un gruppo agguerrito di parlamentari del Maie che facciano vedere cosa può fare un gruppo di persone realmente convinte di realizzare un progetto”.

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