Italiani all’estero, Comites? Mi tiro fuori da questa farsa – di Aldo Di Biagio

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Mi sento di condividere ancora una volta alcune riflessioni sulla vicenda che riguarda il rinnovo dei Comites. Già più volte mi sono pubblicamente espresso negativamente sulla strada che il MAE ha deciso di intraprendere accelerando il processo elettorale senza che sia stata ancora delineata la tanto agognata riforma delle rappresentanze degli italiani all’estero e senza un confronto nelle sedi opportune delle commissioni Esteri di Camera e Senato.

Sia chiaro, e lo dico ancora una volta, io sono assolutamente convinto che fosse necessario, dopo tanti anni, rinnovare le rappresentanze, ma sono altrettanto convinto che questo dovesse avvenire attraverso un processo democratico che potesse coinvolgere quanti più elettori possibili proprio per dare maggiore forza e legittimazione a questi organismi.

Per questi motivi ho ritenuto, con atteggiamento costruttivo e non di parte, di condividere in tutte le sedi, istituzionali e non, queste mie perplessità, facendomi parte attiva, insieme ai colleghi del Comitato per le questioni degli Italiani all’Estero, per far approvare dal Senato un ordine del giorno che indicasse al Ministero la strada di un rinvio di qualche mese delle elezioni dei Comites per poter garantire meglio la partecipazione al voto.

Sempre con questo spirito costruttivo e di collaborazione, ho accolto con piacere l’invito che il Sottosegretario Giro ha rivolto ai parlamentari eletti all’estero ad incontrarsi per discutere della questione, incontro che si è svolto nella giornata di ieri. Purtroppo, però, ho dovuto constatare che le mie aspettative non sarebbero state soddisfatte, in quanto sin da subito si è capito che non vi era nessuna apertura al dialogo e al confronto.

Voglio dire di più, senza offendere i rispettabilissimi e preparati funzionari del MAE presenti: più che di una riunione tecnica mi è sembrato di partecipare ad una commedia in cui ognuno recitava la sua parte a memoria con dei figuranti che tentavano di portare a casa una piccola ricompensa, ovviamente in senso figurato.

Mi spiego meglio. Per uno come me che ritiene che i Comites siano e debbano essere la più libera espressione del mondo dell’emigrazione italiana, la rappresentanza dell’associazionismo dei nostri connazionali all’estero, svincolati dalle logiche partitiche almeno in queste rappresentanze, alcuni ragionamenti portati avanti in questa riunione da esponenti di partiti politici, che non si comprende bene perché fossero presenti, non sono condivisibili. In particolare ho assistito al tentativo di ridurre l’elezione dei Comites in una logica di confronto tra due poli, con una logica spartitoria di chi ha interesse solo ad occupare posti che però, senza una effettiva partecipazione democratica, non avranno alcun peso.

Più in particolare, una parte degli "interessati" del centrosinistra ha trovato una sponda in quei personaggi che utilizzano il mondo dell’emigrazione a fini personali, creando una bipolarizzazione ad hoc. D’altro canto, che dietro questa fretta di andare al voto vi sia una volontà di evitare un sano confronto democratico da parte di alcuni, è apparso evidente con il tentativo alla Camera, in questo caso fortunatamente sventato dal M5S, di fare approvare un emendamento che consentisse ai partiti di non raccogliere le sottoscrizioni per partecipare alle elezioni.

Ciò è risultato ancora più evidente nella riunione di ieri, in cui invece di affrontare il problema nella sua complessità ho assistito a tentativi, di basso cabotaggio, di ottenere misure che andassero a favorire o aggiustare situazioni particolari o locali con richiami ed invocazioni a "decretini" o altre misure non ben identificate. Tutto in un’orgia di buoni propositi a cui non avevo mai assistito nella mia non breve storia parlamentare. In un’atmosfera surreale, in cui invece di guardare alla luna, tutti guardavano al dito che la indicava.

Ciò che mi mortifica e mi delude è che a una riunione di questo genere abbiano partecipato il Sottosegretario Giro e i rispettabilissimi consiglieri e funzionari del MAE. Mentre in origine credevo che le decisioni relative al rinnovo dei Comites fossero solo frutto di una mancata attenzione a quelle criticità che insieme ai colleghi senatori ho ritenuto di evidenziare anche pubblicamente – ribadisco, senza alcun interesse di parte ma spinto solo dal buon senso -, oggi invece ritengo sempre più che si tratti di una precisa volontà di favorire le solite realtà organizzate e al contempo svuotare di significato queste rappresentanze. Per questi motivi ho deciso di allontanarmi dalla riunione prima che avesse fine.

In conclusione, e alla luce di queste riflessioni, proprio per l’importanza e il valore che riconosco a questi organismi di rappresentanza e al rispetto che nutro per gli italiani all’estero, non posso che tirarmi fuori da questa farsa, astenendomi dal partecipare a questo teatrino e invito i nostri connazionali a fare altrettanto.

*vicecapogruppo Per l’Italia al Senato, eletto nella ripartizione estera Europa

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