Editoria, è ora di dire basta ai contributi statali – di Ricky Filosa

E’ ora che l’indignazione vinca sulla rassegnazione. Ogni centesimo dato dallo Stato è un centesimo dato dai contribuenti italiani. E lo Stato regala miliardi a iosa alla politica e ai giornali in nome di una presunta democrazia, "la favola bella che ieri ci illuse, che oggi ci illude…", come recitano i versi dannunziani a proposito di amore. E noi lo amiamo questo Paese, ma non siamo disposti a ridurci in povertà per gente senza vergogna che succhia e spolpa alle nostre spalle.

Se è vero come è vero che i tedeschi, i francesi, gli inglesi sono molto più sobri di noi sul fronte delle spese per la politica e per i Palazzi, Monti il tedesco ci deve spiegare perché non ha fatto nulla per cambiare le cose. Il pesce puzza dall’alto, dicevano i nostri genitori, in tempi in cui ancora  internet non aveva dato conoscenza dei mille rivoli del parassitismo d’ elite…

Chi va  a pontificare sui media a difesa dei mille pletorici parlamentari e dei mille inutili giornali che ricevono finanziamenti prelevando in quantità industriale dalle casse dello Stato, può mostrarsi appassionato quanto vuole, ma non ci fa una bella figura. E un governo che si mostra padre severo con il popolo e madre generosa con i suoi sodali e accoliti non può definirsi democratico.

La nostra classe dirigente non ha ancora capito che gli italiani non sono più disposti a foraggiare una politica inefficiente e inconcludente e giornali che campano solo grazie ai contributi statali.

L’Opinione, giornale cartaceo di nicchia diretto da Arturo Diaconale, riceve 1milione e 600mila euro l’anno e vende 2mila copie al giorno. Così ha dichiarato lo stesso Diaconale nell’ultima puntata di “In Onda” su La7. Il nostro quotidiano online fa migliaia di visite uniche al giorno senza alcun contributo statale. Non lo diciamo per piccineria, ma per marcare la differenza di status. Cosa diavolo sta succedendo all’Italia? Conservare e non rinnovare sembra essere lo slogan di una battaglia di classe che si combatte all’interno delle caste più note e meno note. Bene ha fatto Mario Giordano a denunciare e documentare nel suo “Spudorati”, un libro che andrà a ruba – è già fra i primi in classifica nelle vendite -, gli eccessi e gli scandali dei nostri giorni.

Da parte nostra, martelleremo costantemente sul tema che ci riguarda più da vicino. Aboliamo i contributi all’editoria! Se vendi vivi e stai sul mercato, altrimenti via, a casa, se non sei capace di offrire un buon prodotto al pubblico. E’ assurdo che nell’era dell’informazione online, dei blog e dei tweet, ci sia qualcuno che propina fogli da 2mila copie al giorno come "strumento fondamentale per la democrazia". Ma chi vogliono prendere in giro? E che dire di quei giornali italiani all’estero che non compra nessuno, ma che prendono centinaia di migliaia di euro, se non milioni, dallo Stato? I giornalisti con tutta la carta che paghiamo ai giornali aiutano solo a distruggere migliaia di chilometri quadrati di foreste.

Bastava farsi ieri un giro su Twitter per vedere i commenti dei telespettatori di "In Onda": tutti del tipo "un giornale non deve prendere contributi pubblici, deve essere finanziato dai propri lettori e dalla pubblicità". E ancora: "Il web sopperisce a quella che viene chiamata informazione pluralista: stop ai contributi pubblici all’editoria". Se un giornale non è in grado di stare in edicola senza contributi statali, chiuda senza tante storie. E’ davvero ora di finirla, cazzo. Papponi di Stato, avete rotto!!

ricky@italiachiamaitalia.com

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