Donne italiane all’estero per diventare madri, almeno 10 ogni anno sono over 50

Ad un certo punto della propria vita ogni donna desidera diventare mamma. E chi non ha potuto fare figli in giovane età, spesso non vuole rinunciare – forse in maniera un po’ egoistica – alla maternità. Lo dimostrano anche i casi di cronaca di questi giorni, in particolare quello della coppia anziana – lei over 50, lui 70enne – che si è vista portar via il proprio bambino perchè troppo in là con l’età, un bambino concepito grazie alla fecondazione artificiale.

Sono moltissime le donne italiane che si recano all’estero per potere avere un figlio. E quelle "over 50" sono almeno una decina, ogni anno: si recano in quei Paesi dove non sono così rigidi i limiti di età per poter concepire. Ottengono così una gravidanza con la fecondazione assistita eterologa (pratica vietata in Italia dalla legge 40) grazie agli ovociti di giovani donatrici.

Anna Pia Ferraretti, direttore scientifico della Sismer (Societa’ italiana studi di medicina della riproduzione) e componente del gruppo della Eshre, Societa’ europea di riproduzione umana ed embriologia, dedicato al monitoraggio dei viaggi ‘procreativi’ in Europa, fornisce alcuni dati: oltre 5 mila i cicli di cure con questa tecnica di procreazione (con la donazione di ovuli ma anche di spermatozoi) a cui si sottopongono, fuori dai confini nazionali, le coppie del nostro Paese. 200 cicli riguardano aspiranti madri tra i 46 e i 46 anni, 150 quelle tra i 47 e i 49 e 15 le donne che hanno superato i 50 anni. Per Ferraretti si tratta di "un fenomeno che esiste ed e’ consistente, e gli italiani ne rappresentano una parte rilevante".
 
Per quanto riguarda la fecondazione eterologa, con donazione di ovuli o spermatozoi, si tratta di circa 2.500 coppie. "Ciascuna di queste fa circa 2 cicli l’anno", continua l’esperta che traccia. Ma che genere di persone sono queste che cercano in ogni modo di diventare genitori? "Si tratta, in generale, di famiglie standard, con appena il 7% al di sopra della normale eta’ riproduttiva: nell’80% dei casi sono coppie sposate, il 20% sono conviventi in maniera stabile e meno dell’1% e’ rappresentato da omosessuali o single", spiega ancora Ferraretti, sottolineando che "per la donazione degli ovuli gli italiani piu’ giovani vanno in Spagna. E in Svizzera per la donazione di seme. Le coppie piu’ anziane, invece, si rivolgono alla Russia e altri Paesi dell’Est", dove non ci sono limiti di età, e persino alla Grecia.

Pratiche che non sono proprio a buon mercato: "per la donazione di ovociti il costo medio e’ circa 8 mila euro a ciclo e varia dai 2 ai 12mila euro a seconda del Paese. Mentre con la donazione di seme puo’ variare dai mille a 5 mila euro, in base al trattamento". I rischi di speculazione esistono: le donatrici di ovociti non possono essere pagate, ma ricevono un rimborso, per la donazione, fino a un massimo di 900 euro. "Una cifra che in alcuni Paesi puo’ attrarre. E i rischi di speculazione e di scarsa sicurezza, sia per i donatori che per la coppia, sono dietro l’angolo".

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