Consolati, Odg unitario al Senato: ok razionalizzare, ma garantire servizi a italiani all’estero

Il Senato, sulla “razionalizzazione” delle rete consolare, ha votato a favore, con 168 sì, 28 no e 9 astenuti. Un voto sull’ordine del giorno unitario firmato da Claudio Micheloni, Maria Mussini e Laura Puppato, che impegna il governo a "presentare alle commissioni parlamentari competenti un piano di riorientamento della rete e dei servizi diplomatici consolari seguendo le direttive contenute nella legge sulla revisione della spesa in invarianza dei servizi, del rapporto della Commissione spending review del ministero degli Affari esteri nel 2012 e delle linee indicate dal programma di lavoro del commissario straordinario per la spendig review Carlo Cottarelli".

Oltre a questo, l’odg impegna il governo "ad approntare in tempi rapidi, nelle sedi oggetto di chiusura e anche sulla base di un confronto con le istituzioni locali, strumenti leggeri alternativi di presenza culturale e di erogazione dei servizi consolari".

Ci sono anche gli Istituti italiani di cultura: l’odg impegna il governo "a pianificare politiche per il rilancio dell’azione degli Iic anche attraverso la razionalizzazione dell’uso delle risorse attraverso la revisione delle spese di funzionamento, valutando l’opportunità di un razionale utilizzo di personale a contratto locale, a utilizzare la massima trasparenza nella procedura di scelta dei direttori e delle altre posizioni negli Iic, al fine di evitare il verificarsi di abusi nella selezione nonché nello svolgimento delle funzioni, favorendo l’adozione di misure volte a facilitare la consultazione da parte dei cittadini dei bilanci certificati".

Il governo si impegna infine "a indicare analiticamente, per ogni singolo intervento di riduzione o riorientamento della rete estera del ministero, i risparmi che si prevede di conseguire".

Aldo Di Biagio (PI), in aula nella discussione sulle mozioni sulla rete consolare, ha detto: “Nei paesi dove l’emigrazione italiana è stata consistente, le nostre strutture hanno una funzione importante e ogni modifica andrebbe a toccare l’immagine stessa del nostro Paese. Siamo consapevoli che il conservatorismo burocratico non si concilia ai cambiamenti anche tecnologici, condividiamo l’esigenza di una razionalizzazione adeguando ai tempi la rete estera, ma questo vuol dire valutare caso per caso e avviare un confronto con le sedi competenti". Secondo Di Biagio "deve essere una analisi corale che tenga conto di tutte le valutazioni per arrivare a un piano condiviso. Ricordiamo che non esiste un obbligo di chiusure perché non sono previste nella spending review, che parla solo di razionalizzazione: la chiusura di 23 sedi non si concilia con l’invarianza dei servizi".

Claudio Micheloni, che ha presentato in aula una mozione sulla riorganizzazione della rete diplomatico-consolare, afferma: “Siamo d’accordo sulla necessità di riformare la nostra rete consolare”. “Ci poniamo semplici domande: che senso ha oggi in Europa avere ancora 28 ambasciatori? Che senso ha in Svizzera o in Germania avere ancora sei o sette consoli? A nostro parere, almeno per l’Europa, non abbiamo più bisogno di diplomazie, ma di servizi alle comunità e alle imprese italiane”.

“Dove ci scontriamo dunque con il Ministero degli affari esteri? Tutto il piano che ci viene proposto consiste nel chiudere gli uffici di servizi e mantenere le strutture diplomatiche, ma così non si risparmia una lira. Prendo solo l’esempio della Svizzera, sia per non implicare altri Paesi, sia perché, come sapete, è quello dove risiedo: un anno fa i decreti del Ministero degli affari esteri lì hanno chiuso consolati e tre agenzie; queste chiusure in quel Paese, se tutto va bene, produrranno 150.000 euro di risparmio (anzi, voglio essere generoso oggi, diciamo 200.000 euro)". "Quello che proponiamo noi – spiega – è di ridurre ad un solo console la presenza in un territorio come la Svizzera (il che vuol dire poi a due in Germania, ad esempio, secondo un ragionamento che si applica a tutto il pianeta). Se applichiamo la nostra ricetta – riaprendo gli uffici chiusi e non chiudendo quelli che vogliono chiudere – solo in un piccolo Paese come la Svizzera, possiamo stimare il risparmio in 3,5 o 4 milioni di euro".

Gli italiani all’estero, spiega Micheloni chiedono "semplicemente una riorganizzazione, e stiamo chiedendo di comportarci come fanno i Ministeri degli esteri di altri Paesi. Tutti i Paesi importanti dell’Europa hanno ridotto l’invio all’estero del personale metropolitano. Oramai in molti uffici consolari, come ad esempio quelli inglesi e tedeschi, si arriva a un rapporto di otto a dieci: otto persone assunte in loco e due mandate dalla loro capitale. Noi siamo ancora attorno alla metà: mandiamo ancora segretari da Roma quando si può assumere personale in loco. In più, noi abbiamo nel mondo una risorsa che gli altri non hanno, i nostri milioni di discendenti".

Il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli, in Senato per la discussione sulle mozioni sulla riorganizzazione delle reti diplomatico-consolari, ha detto: “In questo momento, al netto dell’aiuto pubblico allo sviluppo, il bilancio del Mae incide per lo 0,1% del Pil e per lo 0,2% del bilancio dello Stato" e soprattutto "non è vero che non abbiamo un obbligo con la spending review, stiamo rispettando un mandato che il Parlamento ha richiesto, anche per quanto riguarda la riduzione della rete". In aula il viceministro ha spiegato che "stiamo facendo un’opera di riformismo, che riguarda anche le unità immobiliari, e vogliamo respingere la logica degli accantonamenti preventivi". Tutti si lamentano delle chiusure, ma "non mi è mai capitato di trovare un luogo nel mondo in cui la comunità italiana mi dicesse ‘qui non serve niente, puoi anche chiudere’ ma dobbiamo venirci incontro per capire dove possiamo alleggerire, dove possiamo essere innovativi".

Secondo Pistelli "l’attuale governo e il ministro Mogherini hanno comunque ereditato un pacchetto e lo ha hanno modificato, espungendo alcune chiusure con l’obiettivo di salvaguardare la cultura italiana. Si può poi mantenere il servizio pur chiudendo la struttura, è il tema dei consolati-hub, del consolato leggero: stiamo sperimentando e studiando anche quello che fanno le altre amministrazioni, e in Italia stanno chiudendo quasi tutti i consolati".

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