Caso Geithner, Berlusconi: ‘andare fino in fondo’. Forza Italia: ‘ora commissione d’inchiesta’

Italian former Prime Minister Silvio Berlusconi (C) leaves the Catholic hospice "Sacra Famiglia" (Holy Family Institute foundation) in Cesano Boscone after his first day of community service for tax fraud on May 9, 2014. The billionaire tycoon, who was convicted last year and has been expelled from parliament, has been ordered to work once a week for up to a year as a volunteer in a hospice for Alzheimer's patients just outside Milan. AFP PHOTO / OLIVIER MORIN

Continua a tenere banco il caso di Timothy Geithner, l’ex segretario al Tesoro Usa che ha parlato di una "trama" europea per far cadere nel 2011 l’allora premier Silvio Berlusconi.

Il leader di Forza Italia è tornato sull’argomento nel corso di un’intervista ai microfoni di Radio 24 con Giovanni Minoli, sottolineando la volontà di "andare fino in fondo" ed esprimendo il proprio dissenso verso la posizione espressa dal presidente della Repubblica: "Napolitano dice che mi sono dimesso liberamente e che non c’è stato nessun golpe? Non sono d’accordo con questa affermazione".

L’argomento è stato oggetto di discussione alla Camera dei deputati, dove il presidente dei deputati forzisti Renato Brunetta ha presentato una interpellanza urgente al presidente del Consiglio Matteo Renzi. A nome del governo ha risposto in aula il sottosegretario per le riforme e i rapporti con il Parlamento, Ivan Scalfarotto, il quale ha affermato che "non appare opportuno a questa presidenza del Consiglio, in questo momento, assumere particolari iniziative", in quanto le "indiscrezioni" di Geithner "non sembrano tali da sovvertire un elemento fattualmente incontestabile e cioè che le dimissioni dell’allora presidente del Consiglio, Berlusconi, maturarono all’interno di una dinamica che è completamente di politica interna e quindi ha a che fare con la politica interna e con la politica parlamentare".

"Il Quirinale, il 14 maggio – ricorda Scalfarotto -, ha ricostruito in modo autorevole le vicende, dicendo che il presidente del Consiglio responsabilmente e liberamente rassegnò le proprie dimissioni; ora crediamo che, ove mai fosse necessaria una conferma di ciò, essa è data, ancora una volta in modo del tutto fattuale, dalla constatazione che il partito politico di cui l’allora presidente del Consiglio era il capo, il Pdl, fu ancora una volta liberamente parte della coalizione che diede luogo, con un voto di fiducia, alla costituzione del governo subentrante".

Il sottosegretario ribadisce che il governo "non ritiene di prendere in questo momento alcuna iniziativa, trattandosi di una vicenda che ai nostri occhi appare avere una caratura più letteraria che storica in questo momento. Va da sé che, ovviamente, l’eventuale iniziativa dell’onorevole Brunetta o di altri parlamentari di chiedere l’istituzione di una Commissione d’inchiesta parlamentare rientra naturalmente nelle prerogative e nell’autonomia di queste Camere, che questo Governo chiaramente, rigorosamente rispetta".

Parole, quelle di Scalfarotto, che non soddisfano Brunetta: "L’Aula della Camera dei deputati non si può reggere, non può continuare a lavorare se non si fa chiarezza su quell’attentato alla nostra Costituzione. Risulta risibile quello che oggi ha detto la presidenza del Consiglio, che non intende assumere iniziative, come se questo fosse un problema di Silvio Berlusconi, di Forza Italia, del presidente Brunetta. Questo è un problema di tutti. È un problema della nostra democrazia se officials dell’Unione Europea vanno dal più potente ministro del Tesoro del mondo a chiedere la destituzione, la caduta del presidente del Consiglio di un Paese membro e fondatore dell’ Unione Europea".

Brunetta ribadisce la necessità di "una Commissione parlamentare di inchiesta, e per questo ho chiesto al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, beneficiario a sua insaputa di questo complotto, di reagire, di attivarsi, perché questo finirà per legittimare anche il suo governo. In caso contrario verrà travolto dalla verità che sta cominciando a venire a galla. Questo è un problema essenziale ed esistenziale per la nostra democrazia".

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