Alfano, ok Italicum ma Jobs Act non viri a sinistra

Dentro il governo e molto distante da Silvio Berlusconi. Nel giorno dell’inaugurazione della sua sede romana si presenta cosi’ il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. Un Ncd che rivendica di aver gia’ "dato un’impronta" al governo di Matteo Renzi e che, sui dossier principali sul tavolo del premier, a partire dal Jobs Act, ricorda al ‘rottamatore’ che, in ogni caso, sara’ necessaria una mediazione con chi rappresenta le istanze dell’area moderata.

L’apertura della sede del partito a due passi dalla Fontana di Trevi arriva nel bel mezzo del dibattito in Aula sull’Italicum, ora circoscritto solo alla Camera. Una legge elettorale che "abbiamo contribuito a migliorare" e che oggi ha "un impianto condivisibile", e’ il placet di Alfano, che tuttavia pone l’accento sui "possibili miglioramenti" al testo, a partire da quello sulle preferenze. "Io ne sono un sostenitore e ad un certo punto anche Renzi lo era" ma "Berlusconi si oppone sia alle preferenze sia alla parita’ di genere", spiega il leader di Ncd, anticipando come, sul tema, si insistera’ anche al Senato: "il rodeo non finisce alla Camera".

Ma c’e’ un altro dossier sul quale Alfano rivendica la necessita’ di una mediazione con Renzi, il Jobs Act. "Una riforma delicata che non puo’ avere un’impronta solo di sinistra", e’ il warning del ministro dell’Interno, al quale fa eco la postilla del capogruppo al Senato, Maurizio Sacconi: "una specifica intesa con il ministro Madia" c’e’, e riguarda "il contratto di apprendistato e la volonta’ di ridurre vincoli e tasse" al lavoro. Quanto e come, lo si discutera’ nei prossimi giorni, con l’obiettivo di una "sintesi" tra la visione del Pd e le istanze di un Ncd che punta alla flessibilita’ aziendale. Nel frattempo, spiega Alfano affiancato dallo stato maggiore di Ncd, il partito prende forma con 120mila iscritti e 11mila circoli in poco piu’ di tre mesi.

Con un nuovo capogruppo alla Camera, Nunzia De Girolamo e con una sede "non faraonica, tipica dei partiti del futuro, privi di finanziamento pubblico". La scelta, definita "irreversibile", e’ quella di restare in un centrodestra che rinnovi la propria leadership con le primarie – anche in Piemonte, dove a maggio si votera’ – e che non si rispecchi nell’ex alleato forzista. Da Fi arrivano "calci e pugni" quando poi, nei sondaggi, "contano i nostri punti elettorali", spiega l’ex delfino del Cavaliere tracciando il suo ‘volto’ governativo anche sulla decisione dell’esecutivo di non chiedere le dimissioni dei 4 sottosegretari dem indagati: "rispettiamo la scelta del Pd".

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