A proposito del museo dell’emigrazione e della denuncia di Gian Antonio Stella – di Marco Fedi

Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera di oggi, denuncia un fatto grave e sgradevole: il sito del Museo nazionale dell’emigrazione italiana è collegato, attraverso link attivi, a siti pornografici. Purtroppo è assolutamente vero. La cosa però non meno seria è che questi fatti erano stati già segnalati al Ministero dei Beni Culturali, delle Attività Culturali e del Turismo ed al Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale.

Il 23 marzo 2016, infatti, il Signor Bertozzi, dall’Australia, mi segnalava che digitando "museo nazionale emigrazione" apparivano dei link che portavano a siti pornografici. Immediatamente ho scritto al MIBACT per segnalare questo grave fatto. Il Ministero mi ha risposto dicendo che la competenza e degli Esteri, nonostante il Museo dell’Emigrazione sia stato trasferito a Genova e sia ora sotto la diretta responsabilità dei Beni culturali.

Nella stessa nota mi viene allegata la segnalazione, molto precisa e particolareggiata, con la quale il Ministero dei beni Culturali chiedeva l’intervento degli Esteri. Voglio precisare che nella mia nota di segnalazione ero stato molto preciso, individuando tutte le coordinate ed il nome della società tedesca acquisita da Aruba che gestiva le credenziali. Ad oggi, evidentemente, nulla è cambiato. Considero sinceramente sconsolante che a distanza di 4 mesi la situazione non sia stata rettificata.

A Gian Antonio Stella, che ringrazio per il suo opportuno intervento, segnalo che come Deputati PD eletti all’estero abbiamo accolto con interesse l’idea di collegare MIBACT, Ministero degli esteri, Regione Liguria, Comune di Genova e locale Università per elaborare e realizzare un nuovo progetto museale. In vista dell’avvio della fase di definizione scientifica del progetto, abbiamo sottolineato tre aspetti essenziali: avere una proposta museale che incorpori la vicenda storica dell’emigrazione degli italiani, vecchia e nuova, e, nello stesso tempo, la formazione nel nostro Paese di consistenti comunità di migranti; andare oltre il taglio tradizionalmente espositivo, concependo un sistema a rete che si avvalga delle risorse della multimedialità e valorizzi il grande patrimonio di conoscenze e rappresentazioni presente tanto nei musei e nei centri di ricerca specializzati italiani che nelle più importanti istituzioni museali internazionali; dare il giusto risalto al grande esodo meridionale, alla più recente emigrazione in Europa e alle forme di mobilità che si stanno sviluppando negli ultimi anni.

In sostanza un museo delle migrazioni e delle nuove mobilità che affianchi e sviluppi l’esperienza storica degli italiani nel mondo ricollocandola nel contesto dinamico e globale in cui siamo immersi. Mi auguro che in questa prospettiva si possa chiudere con dignità l’esperienza precedente, evitando situazioni imbarazzanti come quella denunciata, e fare concreti e seri passi in avanti in direzione di un museo nuovo, adeguato ai tempi e vicino per linguaggi e contenuti alla sensibilità delle nuove generazioni.

*deputato Pd eletto all’estero, residente in Australia

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