‘Sabato, domenica e lunedì’, una scommessa riuscita – di Carlo Di Stanislao

30/04/2012 Roma, photocall della commedia teatrale trasmessa da Rai1 Sabato, domenica e lunedi, nella foto Massimo Ranieri

Dopo “Filumena Marturano” (5,7 milioni di telespettatori, 20,4% di share), “Napoli Milionaria!” (4,9 milioni, 19,26% di share) e “Questi fantasmi” (3,5 milioni, 13,74% di share), sempre con le musiche di  Ennio Morricone e la regia di Ranieri e Franza Di Rosa, si è conclusa ieri sera, la serie, iniziata nel 2010, con cui  la Rai ha tentato di riportare il teatro in tv, ancora con una commedia di Edoardo De Filippo: “Sabato, domenica e lunedì”, tre atti scritti nel 1959, incentrati sul dramma della gelosia e della incomprensione fra coniugi e familiari.

La messa in scena è  stata superba, la migliore delle quattro, con interpreti tutti magnifici, a partire da Ranieri,  Monica Guerritore e Giovanna Ralli.

Inserita dallo stesso Autore nel gruppo di opere definito “I giorni dispari”, “Sabato, domenica e lunedì”, divenne un film, nel 1990, diretto da Lina Wertmuller, con Sophia Loren, Luca De Filippo, Luciano De Crescenzo e Alessandra Mussolini, girato anche in versioni inglese e con una edizione in due puntate, per 200 minuti, destinata alla tv.

La vicenda si svolge a Pozzuoli a metà degli anni 30. Rosa, superba cuoca specializzata nel ragù, è sposata da trent’anni con Peppino e tutto procede bene finché un giorno, per vendicarsi di un "tradimento gastronomico" del marito, suscita la sua gelosia facendogli sospettare di avere una tresca con un amico di famiglia.

L’edizione curata da Ranieri mette in scena pochi personaggi  scarpettiani (ad esempio lo zio attore-dilettante), in una atmosfera molto più pirandelliana, in cui la Guerritore primeggia e tutti gli altri non sfigurano.

Le tre giornate del ragù napoletano. Sabato, per sfumare la cipolla a fuoco lento e formare una crosta dura intorno al cuore; domenica per assaporare il veleno preparato con tanta cura; lunedì, dove la carne è un piatto freddo e si leccano le ferite postume della sacra festività.

Tre giorni in una casa qualsiasi, con accese discussioni, incomprensioni e litigi che danno vita ad un quadretto familiare piccolo borghese in cui si confrontano almeno tre generazioni.

Un capitolo a sè lungo il percorso edoardiano della frantumazione familiare e, soprattutto, della famiglia patriarcale,  i cui precetti si rivelano sempre più anacronistici, famiglie in  continuo conflitto fra illusione e realtà (Natale in casa Cupiello), aggrappate alla speranza (Napoli Milionaria! e Questi fantasmi!), sovversive dietro la cornice borghese (Filumena Marturano), in balia del proprio tempo (Mia famiglia) e ridotte infine all’involucro di se stesse nell’ultima opera dell’autore “Gli esami non finiscono mai”.

Una scommessa vinta per Massimo Ranieri che domani compie 61 anni e sta già accarezzando l’idea di altri inserimenti televisivi da Edoardo e da Pirandello.

Da vero artista a tutto tondo, Ranieri non ha fatto mancare nulla alle sue esperienze lavorative, essendosi cimentato anche in ambito cinematografico,  debuttando nel 1969 nel film Metello diretto da Mauro Bolognini, vincendo per questa interpretazione il David di Donatello ed il Premio Internazionale della Critica. Da allora sono stati diversi i titoli in cui è comparso come interprete, oltre ad essere stato anche doppiatore nel film d’animazione Disney Il gobbo di Notre Dame, prestando la sua la voce a Quasimodo.

Una curiosità, infine, sulla commedia. “Sabato Domenica e Lunedì!” è una delle più popolari commedie di Eduardo De Filippo, anche se è tra le poche che non possiamo più ammirare nell’interpretazione del suo autore, poiché l’edizione televisiva che lo vedeva protagonista e regista è andata distrutta in un incendio che colpì l’archivio RAI a fine anni ’60. La prima avvenne a Londra, diretta dal grande Laurence Olivier, e, in quella occasione, Edoardo dichiarò di aver mutuato dal teatro di Cechov. Infatti i personaggi, dotati tutti di una vena più o meno sottile di ironia, si incontrano e scontrano, come nei lavori del drammaturgo russo, in un microcosmo familiare nel quale frustrazioni, recriminazioni, dolori e malinconici ricordi si snodano in una trama esile e minimalista, ed anche quando sembra che il tutto viri in tragedia, l’abile mano dell’autore riavvolge il filo della storia in un happy end tenero ma non consolatorio.

Fra le edizioni teatrali recenti, magnifica quella, al Teatro Bolivar di Napoli, diretta, a marzo di due anni fa, da Peppino e Nicola Vaino, viene  affrontato con maturità il testo, portando in scena uno spettacolo in cui intelligenza, humor e dramma si mescolano con indubbio valore. Un valore rintracciabile anche nella edizione tv di Massimo Ranieri.

NESSUN COMMENTO

Comments