Pochi autografi, molte contestazioni. La tappa brasiliana del ‘viaggio in 80 giorni’ all’estero della blogger cubana Yoani Sanchez e’ stata infatti contrassegnata da ripetute proteste dietro le quali, secondo la stampa brasiliana, ci sarebbe lo zampino del regime castrista, molto attivo nel tentativo di delegittimare la piu’ nota dissidente dell’isola.
La visita della Sanchez ha toccato pero’ anche un nervo scoperto della politica interna brasiliana, con il governo di sinistra della presidente Dilma Rousseff spesso criticato dalle opposizioni per non assumere una posizione di condanna nei confronti di Cuba per le violazioni dei diritti civili e politici.
La stessa dissidente cubana lo ha sottolineato ieri a San Paolo, criticando il ‘silenzio’ del governo di Brasilia sulla repressione a Cuba e chiedendo ‘maggiore fermezza’. Immediato il sostegno alla Sanchez da parte delle opposizioni brasiliane, che l’hanno invitata anche al parlamento di Brasilia.
La sinistra e i giovani comunisti hanno invece manifestato contro la dissidente cubana ad ogni sua uscita pubblica, impedendole persino di presentare il suo libro contro il regime castrista in una storica libreria nel centro della capitale paulista.
La visita di Yoani Sanchez in Brasile sembra essere diventato il pretesto per strumentalizzazioni politiche interne da parte di entrambi gli schieramenti politici. Soprattutto dopo che la rivista ‘Veja’ ha rivelato che l’ambasciata di Cuba a Brasilia ha avuto contatti con esponenti del partito di Lula e della presidente Rousseff ai quali avrebbe chiesto di organizzare le proteste. L’opposizione e’ insorta ed ha chiesto spiegazioni al governo per ‘l’inaccettabile monitoraggio’ della dissidente cubana. Yoani Sanchez, 37 anni, filologa e giornalista dell’Avana che nel 2007 ha aperto il blog ‘Generazione Y’ nel quale denuncia la repressione a Cuba contro i dissidenti, e’ giunta in Brasile lunedi’, prima tappa di un viaggio che la portera’ in 12 Paesi, tra cui l’Italia.
Le proteste sono cominciate appena toccato il suolo brasiliano, gia’ all’aeroporto di Recife: una decina di giovani attivisti l’hanno accolta al grido di ‘Spia della Cia’, ‘Via dal Brasile’ e ‘Viva Fidel’. ‘E’ il bello della democrazia, vorrei che anche a Cuba tutti potessero esprimersi cosi’ liberamente’, ha detto sorridendo in quella occasione Yoani.
Analoghe proteste si sono ripetute pero’ anche durante la parentesi baiana, tanto che all’aeroporto di Salvador la Sanchez e’ stata scortata da una dozzina di agenti della polizia militare. Proteste anche a Brasilia e a San Paolo, dove una cinquantina di esponenti della gioventu’ comunista, con urla e insulti da ultras, hanno impedito ieri sera alla blogger di presentare il suo libro. Yoani e’ apparsa molto piu’ contrariata rispetto al suo arrivo in Brasile e non ha piu’ esaltato la ‘bellezza della democrazia’. ‘Gridano perche’ non hanno niente da dire’, ha sibilato gelida prima di lasciare la sala da una uscita secondaria.
































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