L’Emilia-Romagna affronta una crisi sempre più grave nel settore sanitario: negli ultimi quattro anni 1.500 infermieri hanno lasciato la regione per trasferirsi all’estero, mentre la carenza stimata di personale potrebbe raggiungere quota 4.000 unità entro il 2025.
A lanciare l’allarme è il presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Bologna, Pietro Giurdanella, che parla di una vera e propria “emorragia” non più sostenibile. Il fenomeno non riguarda soltanto i professionisti già in servizio, ma coinvolge anche gli studenti universitari, con abbandoni sempre più frequenti già durante il percorso di formazione.
Le destinazioni più scelte dagli infermieri emiliano-romagnoli sono Inghilterra, Svizzera e, più recentemente, i Paesi dell’area del Golfo Persico. A pesare sulla decisione di emigrare sono soprattutto stipendi più alti, migliori condizioni di lavoro e una qualità della vita percepita come superiore rispetto a quella italiana.
Particolarmente preoccupante il dato relativo all’Università di Bologna: nel triennio 2021-2024 solo il 59% degli iscritti al corso di laurea in Infermieristica ha completato il percorso di studi. Tra le cause principali figurano l’emergenza abitativa e il costo della vita elevato, che rendono difficile per molti studenti sostenere le spese necessarie per portare a termine la formazione.
Parallelamente, cresce il numero di infermieri stranieri impiegati nel sistema sanitario nazionale, oggi circa 65.000. Tuttavia, destano preoccupazione alcune deroghe che consentono l’esercizio della professione senza il pieno controllo degli Ordini professionali, sollevando interrogativi sulla qualità e sulla sicurezza dell’assistenza.
Sul fronte sindacale, Nursind e Nursing Up chiedono l’introduzione di indennità specifiche per chi opera nei reparti più complessi e logoranti, come i Pronto Soccorso, dove la carenza di personale si traduce in carichi di lavoro sempre più pesanti.
La Regione Emilia-Romagna ha riconosciuto la centralità della categoria e annunciato l’intenzione di intervenire con misure concrete, a partire dal tema degli alloggi per il personale sanitario. Un nodo considerato cruciale per evitare che l’ampliamento dei servizi territoriali e ospedalieri resti sulla carta per mancanza di professionisti.
La crisi degli infermieri in Emilia-Romagna si inserisce in un quadro nazionale già fragile, ma i numeri regionali confermano come il fenomeno dell’emigrazione sanitaria rappresenti oggi una delle principali sfide per la tenuta del sistema pubblico.































