La campagna referendaria finisce con insulti e accuse reciproche come era cominciata, trasformandosi di fatto in un voto pro o contro Giorgia Meloni e senza andare spesso nel merito della questione.
Onore al merito, quindi, non certo al ministro Nordio e alla sua collaboratrice Bartolozzi che hanno sicuramente fatto fare brutta figura al SI, ma a quelle persone – soprattutto di sinistra – che voteranno secondo coscienza e non hanno cambiato idea per fini meramente politico-elettorali come hanno fatto invece – almeno ufficialmente – il Partito Democratico e il M5S, anche se parte dei loro elettori secondo i sondaggi voteranno comunque SI.
Persone serie, che hanno spiegato perché rimangano fedeli alla scelta di fondo per una separazione delle carriere e ad una necessaria riforma del CSM.
Alludo a Giuseppe Pisapia, Augusto Barbera (quattro volte parlamentare del PD, ministro, ma soprattutto ex presidente della Corte Costituzionale) oppure a Cesare Salvi, Marco Minniti, Stefano Ceccanti, Paola Concia, Claudio Petruccioli, Nicola La Torre, Arturo Parisi e tanti altri.
Ci sono poi stati casi eclatanti, come quello di Paolo Mieli che – poiché vota SI – è stato addirittura zittito in studio dall’ineffabile Lilli Gruber, preconcetta conduttrice che è diventata l’emblema della esasperata faziosità di LA 7, una TV schierata per il NO in tutte le sue trasmissioni, senza alcun rispetto per la “par condicio” elettorale.
Sono tornato fiducioso sul risultato finale, perché incontro molta gente che non ha bisogno di essere convinta; anche se per certi media conta di più la notizia di un cantante o un attore schierato per il NO che non – per esempio – l’appello motivato per il SI di 160 professori universitari romani che – con molta pacatezza – spiegano il perché del loro voto favorevole.
Comunque vada il referendum, alla fine la Giustizia italiana sarà più spaccata di prima, con l’aggravante che troppi magistrati sono scesi in campo (di solito per il NO, difendendo così la propria “casta”) senza considerare che – quando saranno d’ora in poi chiamati a giudicare o a inquisire – per molti cittadini apertamente schieratisi per il SI rimarrà il sospetto di un loro preconcetto, un po’ come avviene per molte sentenze in cui appare chiaro l’orientamento politico del giudice: la realtà è difficile da negare.
D’altronde anche a Verbania il Procuratore della Repubblica è ufficialmente sceso in campo per il NO e in tribunale per settimane è stata (ed è) affissa propaganda sempre (e solo) per il NO. Ma almeno un tribunale, dove “la legge è (o dovrebbe essere) uguale per tutti”, non si poteva evitare di trasformarlo in un luogo di propaganda elettorale?
Un motivo in più – almeno per me – per sostenere l’assoluta necessità di votare SI al referendum di domenica e lunedì.






























