Politico.eu: il referendum sulla giustizia è un test cruciale per Meloni
Il referendum sulla riforma della giustizia in programma il 22 e 23 marzo rappresenta un passaggio politico decisivo per il governo guidato da Giorgia Meloni. Secondo un’analisi pubblicata da Politico Europe, la presidente del Consiglio starebbe correndo un rischio significativo, con una consultazione che potrebbe rafforzare ulteriormente il suo consenso oppure incrinare la sua immagine di leader politicamente invincibile.
La testata sottolinea come Meloni appaia attualmente “una forza inarrestabile a Roma e a Bruxelles”, alla guida di uno dei governi più stabili degli ultimi anni in Italia. Proprio per questo, il risultato referendario assume un peso politico particolarmente elevato.
Una vittoria rafforzerebbe il governo, ma una sconfitta cambierebbe gli equilibri
Secondo l’analisi, una vittoria al referendum consoliderebbe la posizione della premier, rafforzando la sua presa sul potere e l’immagine di leadership forte e stabile. Al contrario, una sconfitta potrebbe modificare profondamente il clima politico.
Il rischio principale, evidenzia Politico.eu, è che la consultazione si trasformi in un vero e proprio voto di fiducia sul governo. Una dinamica già vista nella storia recente italiana, come nel caso del referendum costituzionale del 2016, che portò alle dimissioni dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Secondo gli analisti, anche senza dimissioni automatiche, una bocciatura della riforma potrebbe indebolire l’immagine politica della premier e ridurre la percezione della sua invulnerabilità elettorale.
I contenuti della riforma: separazione delle carriere e nuovi equilibri
Il referendum riguarda alcuni punti chiave della riforma della giustizia promossa dal governo. Tra i principali interventi figurano:
- la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri;
- la riorganizzazione degli organi di autogoverno della magistratura;
- modifiche strutturali volte, secondo l’esecutivo, a rendere la giustizia più efficiente.
Il governo sostiene che la riforma consentirà di modernizzare un sistema giudiziario considerato lento e politicizzato. Al contrario, l’opposizione e una parte della magistratura temono un possibile indebolimento dell’indipendenza dei pubblici ministeri e un maggiore controllo politico sul sistema giudiziario.
Lo scontro si inserisce in una tensione storica tra politica e magistratura che in Italia affonda le radici nelle inchieste di Mani Pulite e nei successivi conflitti istituzionali.
Un voto che potrebbe trasformarsi in un plebiscito politico
Secondo Lorenzo Pregliasco, analista politico e direttore di YouTrend, citato da Politico.eu, il referendum rappresenta inevitabilmente anche un giudizio sull’operato del governo.
“Se sei il primo ministro e sottoponi una riforma a referendum, è inevitabilmente anche un voto sul tuo governo”, ha spiegato.
L’analisi evidenzia inoltre che Meloni avrebbe cercato di prendere le distanze dall’esito, dichiarando che non si dimetterebbe in caso di sconfitta. Tuttavia, la responsabilità politica del risultato ricadrebbe comunque sull’esecutivo.
Esito incerto e posta politica altissima
Secondo i sondaggi e gli analisti citati, l’esito della consultazione resta incerto. Il referendum potrebbe rafforzare ulteriormente la leadership di Meloni oppure aprire una nuova fase politica.
In gioco non c’è solo il futuro della riforma della giustizia, ma anche la solidità politica del governo e gli equilibri futuri della scena politica italiana. Il voto di marzo si preannuncia quindi come uno dei passaggi più delicati della legislatura.






























