‘Outlet Italia’, eccellenze tricolori in svendita

"Il processo di globalizzazione ha trovato, nel nostro Paese, una classe politica incapace ad affrontarlo". Queste le parole di Benedetto Attili, segretario generale della Uil-Pubblica amministrazione, in occasione della presentazione, questa mattina a Roma insieme all’Eurispes, del rapporto di ricerca "Outlet Italia – Cronaca di un Paese in (s)vendita", uno studio sulla vendita di aziende simbolo del Made in Italy. "Da 20 anni – continua Attili – non c’è una politica industriale capace di effettuare una previsione precisa su quello che sarà l’andamento dell’economia".

"In questo senso – continua il segretario generale della Uilpa – la pubblica amministrazione è uno strumento decisivo per concretizzare le scelte per lo sviluppo e per gli investimenti. La pubblica amministrazione non è una spesa parassitaria, ma è determinante per far sì che l’Italia cessi il suo declino". "E’ impensabile – conclude Attili – che il problema venga risolto da chi l’ha creato. Per questo motivo la classe politica deve essere rinnovata; non rottamata, ma bisogna creare i presupposti per rinnovarla dall’ interno".

Venduti, ricomprati, spesso passati da una proprietà all’altra, da un Paese all’altro. E’ la storia di molti marchi d’eccellenza nati in Italia, ma che di italiano oggi hanno ben poco. Attraverso questo studio sono state identificate quelle aziende fondate in Italia, simbolo della nostra migliore produzione artigianale e che hanno vissuto momenti di successo e di crisi, fino a cambiare proprietà e bandiera.

Un database che raccoglie una selezione di 130 importanti marchi che soprattutto negli ultimi 20 anni, per motivazioni differenti, hanno registrato cambiamenti nella proprietà. La lettura dei dati raccolti nel database è affrontata prendendo in considerazione le quattro macro aree del made in Italy: alimentare-bevande (43), automazione-meccanica (16), abbigliamento-moda (26) e arredo-casa (9). Sono state registrate altre 36 aziende nella categoria "altro", riguardanti i comparti della chimica, edilizia, telecomunicazioni, design, energia e gas. "Il fenomeno – afferma Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes – merita la massima attenzione e dobbiamo cercare di invertire la tendenza italiana secondo la quale non si riesce a trasformare la nostra potenza in energia". Secondo Stefano Fassina, viceministro dell’Economia, "il governo deve cercare, seppur nelle difficoltà, delle soluzioni che consentano alle aziende pubbliche di qualità di rafforzarsi". "E’ importante guardare al fenomeno in modo ampio, riconoscendo gli aspetti positivi degli investimenti esteri in Italia – dice Fassina – ma allo stesso tempo deve esserci la possibilità di conservare e migliorare la capacità produttiva italiana". Secondo Gianni Alemanno "l’interesse nazionale va tutelato; l’investimento estero è positivo, ma le nostre radici vanno difese".