Sul lungomare di Marina di Camerota non c’è il busto di Giuseppe Garibaldi, ma quello di Simón Bolívar, simbolo di un rapporto profondo e duraturo tra questa cittadina del Cilento e il Venezuela.
Per la popolazione locale il Libertador rappresenta il legame simbiotico con il paese sudamericano, un rapporto che affonda le sue radici in oltre un secolo di storia migratoria e culturale.
Non è raro, nei locali pubblici di Camerota, ascoltare un misto di dialetto locale e spagnolo sudamericano.
Questa contaminazione si riflette anche nella cucina, dove accanto a piatti tradizionali locali si consumano pietanze venezuelane come il pabellon criollo e la hallaca durante le festività.
Tutto rimanda, infatti, alla grande ondata di emigrazione successiva alla Seconda guerra mondiale, quando migliaia di marinai e contadini di Camerota si imbarcarono alla volta di Caracas in cerca di opportunità.
Negli anni Cinquanta e Sessanta molti di questi emigranti trovarono fortuna in Venezuela e, pur lontani, mantennero un forte legame con la madrepatria. Furono proprio queste comunità di emigrati a finanziare con le loro rimesse la rinascita economica e sociale di Camerota, contribuendo allo sviluppo del territorio dopo decenni difficili.
Negli ultimi venti anni, però, il rapporto si è evoluto: a causa della grave crisi economica e della progressiva restrizione delle libertà in Venezuela, numerosi italiani di origine camerotana hanno iniziato a percorrere la rotta inversa, tornando nella terra dei loro nonni e genitori.
Chi è rimasto all’estero continua a mantenere forti legami con la comunità di origine, mentre chi è rientrato porta con sé un pezzo di storia e di cultura sudamericana.
Il legame tra Marina di Camerota e il Venezuela rappresenta un esempio significativo di come l’emigrazione italiana abbia lasciato un’impronta profonda sulle comunità locali, creando connessioni culturali, sociali ed economiche che resistono nel tempo.































