Italiani nel mondo, riforma Dassù e costi ambasciate: i commenti degli eletti all’estero – di Barbara Laurenzi

Roma – Prosegue il viaggio di ItaliaChiamaItalia tra le spese per il mantenimento della rete diplomatica e i servizi offerti dai consolati. Dopo aver analizzato nel dettaglio quanto ci costano le ambasciate presenti nel mondo, e in Europa (L’INCHIESTA Italiani all’estero, ecco come risparmiare 100 milioni l’anno), passiamo la parola a chi dovrebbe occuparsi di ridimensionare tutto questo, i parlamentari eletti all’estero.

“È quasi superfluo dover dire che è necessario ripensare completamente la rete diplomatico consolare in Europa, alla luce dei cambiamenti introdotti dalla stessa politica europea e in considerazione del fatto che questa rete è stata organizzata prima ancora dell’Unione Europea e risulta, ad oggi, una struttura obsoleta, costosa e pesante”. A parlare è Fabio Porta, deputato democratico eletto in Sud America, che ha in mente una serie di proposte per trasformare i consolati esteri da una voce di passivo a un valore in attivo.

“Alla camera stiamo lavorando a diversi progetti di legge su questo tema e credo sia fondamentale ispirarsi ai principi della spending review senza pensare, però, solamente a risparmiare. Un aspetto che mi è sembrato poco presente nella proposta del senatore Micheloni, e che io invece vorrei inserire, risiede nel prevedere introiti economici che derivino dalle entrate consolari”. “Attualmente queste ultime vanno al ministero dell’Economia, mentre dovrebbero rimanere al ministero degli Esteri”. “Ad esempio dovremmo invertire il paradosso per cui a grandi comunità corrispondono grandi problemi. Invece, a grandi comunità dovrebbero corrispondere grandi entrate, da investire in miglioramento ed efficienza dei servizi”. Una sorta di federalismo estero? “Sì – conclude Porta a colloquio con Italiachiamaitalia.it – dovremmo lasciare le risorse al ministero degli Esteri e destinarle alle stesse strutture consolari, non destinandole più a Roma. Infine, sarebbe opportuno introdurre contributi su alcuni servizi come, ad esempio, il processo di cittadinanza per il quale oggi, in Sud America, bisogna aspettare anche sette anni. Con un piccolo contributo da parte del cittadino, invece, si accelererebbero le tempistiche e si migliorerebbe il servizio”.

“Proprio in questi giorni abbiamo avuto un altro incontro con il viceministro Dassù, ogni volta in cui si parla con il governo si ascoltano tante belle parole e, a sentirle, sembra quasi che tutto vada nella direzione giusta e che i problemi stiano per risolversi”, commenta ironico il deputato del Movimento cinque stelle Alessio Tacconi. “Abbiamo sentito parlare di ottime iniziative come, ad esempio, l’ambasciata liquida che consentirebbe la creazione di una rete consolare non più così fissa e stabile ma, al contrario, in grado di adeguarsi alle esigenze della comunità. Si tratta di un ottimo spunto, ma bisogna vedere se si concretizzerà o rimarranno solo chiacchiere come altre già sentite in passato”.

“Siamo sicuri che esistano grosse difficoltà e sappiamo che i fondi non sono mai sufficienti, è vero che una riduzione delle sedi consolari e delle ambasciate taglierebbe di molto i costi ma, come ripetiamo da sempre, tutto questo non deve passare per una riduzione dei servizi al cittadino”. “Bisogna approfondire il tema dell’esistenza delle ambasciate in Unione europea – prosegue l’unico grillino eletto oltre confine -, bisogna rivederne le strutture e i costi, insieme allo studio di nuove tecnologie e alla realizzazione dell’ambasciata liquida”. “Noi, come Movimento, saremmo a favore di una rivisitazione della rete delle ambasciata per salvare i servizi consolari, dire ambasciata liquida è bello e futuristico – conclude Tacconi – ma bisogna valutare vantaggi e svantaggi, siamo disponibili a una discussione anche perché siamo convinti che, con un aumento dell’informatizzazione, i servizi si moltiplicano e migliorano”.

“La discrepanza tra i sacrifici che si richiedono al paese e i costi delle ambasciate rappresenta, senza dubbio, una delle questioni che la Farnesina è chiamata da affrontare con urgenza – dichiara Aldo Di Biagio, senatore di Scelta Civica -. I dati emersi dalla vostra inchiesta evidenziano con clamore determinate incongruenze e devono essere analizzati e contestualizzati senza generalizzare o pensare che tutto sia sbagliato, sono convinto che ogni situazione abbia la giusta motivazione”. “Il compito di ragionare per trovare soluzioni idonee spetta principalmente al ministero degli Esteri poiché, anche se non bisogna trascurare il ruolo fondamentale della diplomazia, non è ammissibile che si tutelino interessi corporativi e sindacali”.

“Pur comprendendo le difficoltà che tutti i dicasteri sono chiamati a fronteggiare, mi auguro che la Farnesina non prenda l’abitudine di tagliare solo le spese dei nostri connazionali all’estero”, perché – sottolinea il senatore parlando con Italiachiamaitalia.it, “sarebbe un grave errore. Non si può giustificare l’apertura di nuove ambasciate nemmeno con l’apertura di nuovi mercati; ho conosciuto tanti ambasciatori, alcuni bravi e altri no, devono essere valutati sui fatti. Un altro elemento di analisi che il ministero dovrebbe affrontare è relativo alla carriera del personale diplomatico: la crescita professionale non può più essere fine a se stessa, ma deve essere commisurata alla qualità del lavoro svolto”.

“E’ inoltre necessaria una giusta riflessione sul ruolo delle ambasciate in Europa e, proprio nel prossimo semestre di presidenza europea, chiederemo che siano attivate politiche volte a raggiungere finalmente una reale unità per i cittadini europei. Risiede proprio in questo aspetto una delle iniziative che ho maggiormente apprezzato da parte del CGIE, ossia la richiesta di un commissario all’integrazione europea. Che senso ha – chiede infine l’eletto all’estero – doversi recare in consolato per fare un documento italiano, quando viviamo in un’Europa unita e caratterizzata da tanti flussi migratori? Abbiamo bisogno di una reale integrazione che consenta di fare a meno di tanti servizi inutili. Ad esempio serve un documento unitario, una carta d’identità europea”.

Per il senatore MAIE, Claudio Zin: “In merito alla riforma Dassù, ritengo che il Governo sottovaluti enormemente l’importanza delle relazioni economiche, sociali e culturali che ruotano intorno alle sedi consolari. La chiusura delle 13 sedi in questione è da considerarsi per questo un errore per la promozione del sistema Italia. Infatti, anche a dispetto dei disservizi e delle mancanze di cui ogni giorno riceviamo comunicazione, nessun Consolato dovrebbe essere chiuso. Soprattutto se si considera poi che la chiusura di queste sedi mira a realizzare un risparmio di risorse pari a circa 2 milioni di euro l’anno, dunque insufficiente per riaprire altre sedi nei nuovi Paesi emergenti, come prevede il piano di riallocazione delle risorse”.

Secondo il senatore del Movimento Associativo Italiani all’Estero, "bisognerebbe optare piuttosto per una riorganizzazione funzionale delle strutture, in modo da abbassarne gli alti costi pur garantendo alla nostra collettività all’estero la continuità dei servizi. Questo, ad esempio, reimpostando l’attività delle sedi secondo criteri comprendenti la densità dei connazionali residenti nella rispettiva circoscrizione consolare, le distanze, la consistenza del personale impiegato nella struttura, le risorse auto-generate dalle sedi e il grado d’importanza strategica delle stesse”.

“ Ribadisco, al ‘necessario processo di razionalizzazione’ della rete consolare non può corrispondere il suo smantellamento scriteriato, anche quando si prenda in considerazione la rete Europea. Ciò, per due motivi: innanzitutto, definire unita questa Europa non è corretto. Per ora, quest’Unione è solo economica, ed anzi, i processi d’integrazione politica e quello di integrazione monetaria sembrano seguire oggi più che mai logiche diverse, trovandosi spesso anche in conflitto, tanto da richiedere la formulazione di una specifica teoria per spiegare l’integrazione monetaria. Alla luce di ciò, chiusure e declassamenti delle sedi europee – conclude l’italo-argentino – di certo non favoriranno gli interessi delle comunità di italiani residenti oltralpe”.