Il fallimento della diplomazia italiana sulla vicenda dei marò è l’ultimo colpo assestato alla tanto decantata credibilità internazionale del professor Monti. Sembra che sia passato un secolo da quando l’abbiamo visto girare il mondo e ricevere inchini e strette di mano importanti nel ruolo salvifico che si era cucito addosso con la benedizione della Merkel. Ma in tempi di globalizzazione, anche l’Europa può rivelarsi piccola provincia di periferia se gli equilibri geopolitici cambiano e si devono fare i conti con il gigante indiano, ben determinato a gestire a suo modo le controversie internazionali. Il tempo è il miglior giudice dei meriti e dei demeriti di ciascuno, e la rappresentazione plastica della incapacità della compagine governativa che ha fatto capo a Monti, iniziata con la Fornero, si è miseramente conclusa con la decisione, a dir poco bizzarra, del ministro Terzi di trattenere in Italia i due marò rientrati per il voto sotto giuramento d’onore. Decisione che ci ha classificato come inaffidabili a livello mondiale restituendoci la nomea di imbelli e voltagabbana che la Storia del Novecento ha ampiamente documentato. I fatti sono noti.
I nostri marò sono stati trattenuti in India con la forza del sospetto per quasi un anno. L’Italia li considera vittime di leggi male interpretate, l’India li considera responsabili di due omicidi. Le diplomazie dei due Paesi si muovono a difesa dei propri punti di vista ma non sortiscono alcun avanzamento sulla giurisdizione legittimata ad attivare i riscontri e a istruire il processo; e intanto l’Europa si mantiene indifferente.
Finalmente si ottiene almeno di farli tornare in Italia in licenza, la prima natalizia, la seconda elettorale. Manteniamo l’onore dopo il primo rientro, e riceviamo dal governo indiano manifestazioni di stima e di fiducia che sembrano propedeutiche a una soluzione diplomatica positiva. E’ anche vero però che l’odissea dei nostri continua e non si vede soluzione condivisa, se non il permesso per una seconda licenza, questa volta motivata dal diritto-dovere di partecipare alle elezioni. La pressione degli italiani sul ministro Terzi per una conclusione felice della vicenda, unita forse alla volontà di lasciare un buon ricordo prima del suo congedo, lo spinge a una mossa che si potrebbe definire bizzarra, se non riguardasse il destino della nostra immagine nel mondo.
Il nostro ministro degli Esteri, dunque, a pochi giorni dalla scadenza della licenza, annuncia che non torneranno in India. Se li vogliono proprio, vengano a prenderseli. Mostrava i muscoli il capo della Farnesina. Che però gli si sono afflosciati dopo le fortissime reazioni del governo indiano che si è permesso addirittura di tenere in ostaggio l’ambasciatore italiano.
Ieri la capriola del governo: Palazzo Chigi annuncia che i due militari torneranno nel Paese asiatico. Loro, i marò, soldati, obbediscono. L’India riavrà i nostri militari e canterà vittoria, noi facciamo la solita figura all’italiana. Sì, è stato sbagliato non rispettare l’accordo preso con l’India, ma allora tanto valeva stare zitti e non mostrare i bicipiti. Se non sappiamo affrontare la guerra, quella delle diplomazie intendiamo, non lanciamo ultimatum ridicoli e pericolosi.
Insomma, noi avevamo festeggiato, pur con qualche dubbio sul metodo, convinti che nel merito il nostro governo avesse buone ragioni "legali" per giustificare una mossa così grave: "meglio tardi che mai", avevamo gioito alla notizia che i nostri marò sarebbero rimasti in Patria. Invece, le reazioni piccate dell’India e la debolezza dell’impianto difensivo, insieme a un’Europa che se ne è lavata le mani lasciandoci soli, alla fine ci hanno costretto al dietro front.
Il nostro Roberto Pepe ci aveva visto lungo, in effetti, ancora una volta: i nostri fucilieri di Marina devono tornare in India, l’Italia rispetti i patti, aveva scritto su ItaliaChiamaItalia qualche giorno fa. Beh, è proprio quello che sta succedendo. Ma se da una parte possiamo dire che l’Italia mantiene la parola data, dall’altra abbiamo fatto una figura internazionale meschina, direbbero in Sicilia. Ma come ragionano questi? Su quali basi giuridiche si sono giocati il buon nome del Paese? Io in India ci manderei Monti e Terzi, a sentire sulla loro pelle il disprezzo del governo locale. E restassero pure lì, non ne sentiremmo la mancanza.
Twitter @rickyfilosa
































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