Italia povera, vacanze sparite – di Franco Esposito

Siamo diventati stanziali, vacanzieri ormai da mordi e fuggi. Viviamo in agosto in città non più spopolate dai grandi esodi verso il mare, la montagna, la campagna. L’Italia low cost, costretta dalla crisi a vacanze che ormai è improprio definire tali. Quelle vere sono un ricordo lontano, senza dover andare troppo a ritroso. Il boom è degli anni ’60, complice allora l’altro boom, quello economico, la straripante diffusione dell’automobile, la nascita dei villaggi turistici. Gli italiani andavano in vacanza a luglio, spesso il primo luglio, e stavano fuori fino a tutto agosto. Due mesi pieni, erano i tempi belli “della moglie al mare e il marito in città”. La moglie con i bambini, ovvio, e il maritino al lavoro, in ufficio, nell’afa opprimente, asfissiante, che raggiungeva la famiglia più in là o nei fine settimana. Non c’era bisogno degli occhiali per leggere il benessere. L’effetto, quello delle vacanze per tutti, certificate dal riconoscimento delle ferie retribuite. Una meravigliosa invenzione degli anni ’30. Il mesetto al mare o in montagna potevano permetterselo quasi tutti. Chi non poteva era un italiano di serie B. La più parte degli italiani è ora di serie C. In questo senso: la vera vacanza è scomparsa, divorata dalla crisi cannibale.

 Tagli, licenziamenti, posti di lavoro finiti a buone donne, e quant’altro. I grandi esodi non esistono più: sono sparite le immagini di code bibliche in autostrada, colonne di macchine sotto il sole d’agosto, giornate intere in auto alla conquista della meta della vacanze. Immagini che sembrano  ingiallite, persino i telegiornali hanno smesso di parlare di grandi esodi, dell’Italia in marcia in massa verso il mare. Rispetto allo scorso anno, più di tre milioni d’italiani hanno rinunciato ad andare in vacanza nel mese di agosto. Due su tre restano a casa. In pratica, non si muovono. Il  sessantasette per cento della popolazione è stanziale in città, ad agosto. Numeri buttati lì a casaccio, tanto per creare rumore? Assolutamente: i dati sono il prodotto delle attente indagini della Coldiretti. La crisi ha tagliato tutto, decapitando le vacanze degli italiani. Almeno quelle considerate classiche, tipiche: il trentadue per cento dei vacanzieri che proprio non ne possono fare a meno (e/o se le possono concedere) ha scelto località più vicine rispetto agli altri anni. Il sette per cento non si è allontanato dalla propria regione. Improvviso amore per la propria terra, la scoperta di un legame forte con i posti distanti solo qualche sospiro? Problemi economici e punto, addio mete lontane, addio destinazioni esotiche, viaggi negli Stati Uniti o in Australia. Il mondo è bello da vedere, ma senza soldi non vai da nessuna parte. E quando devi stringere la cinghia e si fatica ad arrivare a fine mese, quando scopri che la busta paga diventa più leggera anno dopo anno, sei costretto alla vacanza povera. O ad annullarla del tutto. Non restano che le ferie in città, se si ha la fortuna di aver conservato il lavoro.

Bisogna comunque inventarsi qualcosa. Il dieci per cento degli italiani in vacanza rinuncia alla cena al ristorante. Monitorate le modeste sostanze a disposizione, il diciotto per cento ha scelto di andare in vacanza in bassa stagione. Ad agosto no e in alcuni casi neppure nella seconda metà di luglio: meglio giugno, si risparmia, si spende meno. Coldiretti informa che il diciotto per cento degli italiani ha optato per questa soluzione. Un segnale positivo, ancorchè originato dalla miseria imperante in Italia. Il venticinque per cento dei vacanzieri è riuscito nell’opera di auto convincimento: abbassato il livello qualitativo ed economico degli alloggi, scelti alberghi con una stella in meno. Ma si può? Si può, è stato fatto. Risultato: gli albergatori hanno registrato un calo del tre per cento. Laddove continuano ad andare alla grande gli agriturismi. Nove per cento in più, e la lusinghiera constatazione del buon rapporto qualità-prezzo. Il quarantasei per cento dei nuovi vacanzieri ha effettuato la prenotazione sui siti Internet. Tasche vuote impongono un tipo di vacanza diventata ormai classica. Una settimana al mare o in montagna, mai più vacanze lunghe uno o due mesi. Dai due ai quattro giorni il periodo di pernottamento medio e il crollo conseguente delle prenotazioni nel mese di agosto: meno cinque per cento. Il mordi e fuggi è diventato l’aspetto dominante nelle vacanze degli italiani. Un abbraccio obbligato e pure stramaledetto, il segnale preciso che siamo messi male. D’accordo, esagerazioni e sprechi non dovrebbero esistere a prescindere, non è da saggi fare cose al di sopra delle proprie possibilità, ma questo è troppo.

La stima finale è di Federalberghi: ventisette milioni d’italiani staranno fuori casa almeno un giorno ad agosto. Solo un giorno, pensate. È la prova che siamo diventati un popolo d’estate stanziale in città. Agosto, moglie mia ora ti riconosco.