Hikikomori in Italia: stima di 200mila casi
In Italia potrebbero essere circa 200mila i giovani hikikomori, ragazzi e ragazze che scelgono l’isolamento sociale estremo. A lanciare l’allarme è Marco Crepaldi, psicologo e presidente dell’associazione nazionale “Hikikomori Italia”, intervenuto al convegno “Libro, carta e penna” in corso al Ministero dell’Istruzione e del Merito.
“In Giappone sono 1 milione gli hikikomori, in Italia sono stati conteggiati 50-60mila casi tra gli studenti frequentanti ma purtroppo sono molti di più, questi sono solo i ragazzi iscritti a scuola. Noi siamo in contatto con 5-10mila nuclei familiari di giovani hikikomori e la nostra stima ammonta a 200mila casi: il problema è molto radicato anche in Italia”.
Un fenomeno che, secondo l’associazione attiva dal 2017 su tutto il territorio nazionale, non riguarda soltanto gli studenti censiti ufficialmente, ma anche molti giovani fuori dai percorsi scolastici, rendendo il dato reale molto più ampio rispetto alle statistiche formali.
Isolamento giovanile e dipendenza affettiva
Crepaldi ha sottolineato come l’isolamento sociale giovanile rappresenti un problema strutturale, che coinvolge famiglie e istituzioni. L’associazione è oggi in contatto con migliaia di nuclei familiari che vivono quotidianamente questa condizione.
Nel suo intervento, lo psicologo ha inoltre acceso i riflettori sul rapporto tra giovani e nuove tecnologie, in particolare sull’intelligenza artificiale.
“La dipendenza non è solo psicologica ma anche affettiva: si sta vivendo una dipendenza affettiva verso l’IA – ha proseguito – dobbiamo stare attenti al legame morboso con essa e vigilare su come l’IA entra nelle scuole: rischia di intervenire sul processo di apprendimento, insomma serve un focus sulla scuola”.
Il ruolo della scuola e delle istituzioni
Secondo Crepaldi, è fondamentale monitorare con attenzione l’introduzione dell’IA nei percorsi educativi, per evitare che diventi un fattore di ulteriore isolamento o interferisca con lo sviluppo relazionale e cognitivo degli studenti.
Il fenomeno degli hikikomori in Italia, dunque, si conferma una sfida sociale complessa, che richiede interventi coordinati tra scuola, famiglie e istituzioni, con particolare attenzione alle dinamiche digitali e alle nuove forme di dipendenza che possono aggravare l’isolamento giovanile.































