Gay, un ottimo Alfano ad Agorà (VIDEO) – di Margherita Genovese

Se mi chiedessero quali sono i cosiddetti poteri forti cui si appellano, ipocritamente e in senso disfattista, tutti i politici che non riescono a raggiungere i loro obiettivi da campagna elettorale, non avrei alcun dubbio nel rispondere che sono i massmedia, i grandi manipolatori dell’informazione e persuasori occulti del comune sentire. Ne ho avuto ennesima dimostrazione stamattina, quando ad Agorà, il talk televisivo di informazione politica condotto da Gerardo Greco, costui ha prontamente sfornato lo scoop del collegamento in diretta con Angelino Alfano, già ampiamente e furiosamente fagocitato da tutti i giornali per la sua mossa politicamente scorretta (e a parer mio coraggiosa e coerente) sui matrimoni gay, ancora non legittimati in Italia e trascritti artificiosamente dai sindaci compiacenti.

Alfano ha mostrato ancora una volta di sapersi "destreggiare" nei labirinti della politica faziosa evitando le trappole della finta cortesia e delle interruzioni studiate. Perfino quando gli è stato mostrato il video della signorina ex coatta e attualmente "grandi firme", tale Pascale Francesca, fatta passare come portavoce di Forza Italia ed esempio di cultura progressista (poveri noi!), il buon Angelino, che da quando è sfuggito alla catena berlusconiana viene azzannato dai cani rabbiosi di destra e di sinistra, se l’è cavata egregiamente, mostrandosi sostanzialmente determinato e formalmente ineccepibile (nessun commento alle parole della Pascale!).

Detto quanto c’era da dire sulla mia convinzione che tutto quello che avviene nelle trasmissioni televisive di argomento politico abbia l’obiettivo di indurre la parte del pubblico più influenzabile a seguire l’onda dei conduttori e degli ospiti graditi ai conduttori, aggiungo qualcosa sulla strategia demenziale dei detrattori di Alfano che tifano per un Salvini dichiaratamente razzista e antieuro o per un Fitto dichiaratamente sottomesso ai diktat dello stesso partito governato dalla Pascale. Chi è andato via da Forza Italia, e ricordo bene tutte le fasi di quella sofferta decisione, meriterebbe una medaglia, per il coraggio, la lungimiranza, la visione politica realmente riformatrice e dialogante. Sono l’invidia e il rancore a guidare chi nel centrodestra tifa per la scomparsa di Alfano, il quale, dall’interno delle istituzioni, può arrivare a realizzare obiettivi concreti; non solo invidia e rancore, ma anche servilismo al potere forte di chi comanda con i soldi e con il ricatto.

La sinistra, quella più conservatrice e autoreferenziale, si bea di queste divisioni nel centro moderato e riesce a guidare la fronda antirenziana con il supporto di una Forza Italia confusa nei valori e nella leadership. Per fortuna Matteo Renzi è un abile tycoon che ha fatto del governo la sua azienda personale ed è scevro da condizionamenti di sorta: lui apre dove e con chi vuole e chiude dove e con chi non vuole. Sinceramente, io spero che ignori le sirene dal canto funesto e non chiuda alla collaborazione con Alfano.