Il caso di Marsala, in Sicilia, riaccende l’attenzione sui fenomeni meteorologici estremi e sui rischi che possono interessare le aree costiere italiane. Sebbene episodi di particolare violenza non siano ancora la norma, il fenomeno delle trombe marine è tutt’altro che raro: in Italia se ne registrano mediamente tra 200 e 300 ogni anno e circa il 20% raggiunge la terraferma. In prossimità del vortice, i venti possono superare abbondantemente i 200 chilometri orari.
A richiamare l’attenzione sul tema è Massimo Crespi, climatologo e fondatore di Radarmeteo e Hypermeteo, in occasione della Giornata internazionale per la riduzione del rischio dei disastri naturali, che ricorre il 13 ottobre.
Trombe marine, perché il rischio aumenta tra fine estate e autunno
A livello europeo si arriva fino a 1.000 eventi all’anno. Le trombe marine sono vortici che si formano in condizioni di instabilità atmosferica, tra una nube e la superficie del mare.
Il periodo più favorevole va dalla tarda estate all’autunno, quando possono coincidere diversi fattori: acque superficiali ancora calde, venti deboli nei bassi strati dell’atmosfera e l’arrivo di aria più fresca in quota.
Questa combinazione può favorire la formazione dei vortici e contribuire alla loro intensità. Il problema riguarda soprattutto le zone costiere, dove una tromba marina può spostarsi sulla terraferma e provocare danni in tempi molto brevi.
Il Mediterraneo si scalda e aumenta l’attenzione sui fenomeni estremi
Tra gli elementi che favoriscono la formazione delle trombe marine c’è la temperatura delle acque superficiali, indicata con la sigla SST, dall’inglese Sea Surface Temperature. Un fattore che si inserisce nel quadro più ampio del riscaldamento globale.
Secondo i dati richiamati da Crespi sulla base dei rapporti dell’IPCC, la temperatura superficiale degli oceani è aumentata globalmente di circa 0,9 gradi rispetto all’era preindustriale, con un’accelerazione significativa negli ultimi quarant’anni.
Il Mediterraneo, in particolare, si starebbe riscaldando a un ritmo superiore alla media globale, con anomalie estive che possono raggiungere valori di circa 1,4 gradi. L’aumento della temperatura marina contribuisce a modificare le condizioni atmosferiche e rende particolarmente importante monitorare l’evoluzione dei fenomeni meteorologici nelle aree costiere.
Il riscaldamento del mare, da solo, non determina la comparsa di una tromba marina: la sua formazione dipende dall’interazione di diversi fattori atmosferici. Tuttavia, le temperature elevate delle acque rappresentano un elemento da considerare nell’analisi del rischio.
Piogge più concentrate, meno giorni piovosi e ghiacciai in sofferenza
Gli squilibri termici del sistema terra-mare-atmosfera sono associati anche a cambiamenti nella distribuzione delle precipitazioni. Il quadro descritto da Crespi evidenzia una tendenza verso piogge più intense e concentrate in intervalli di tempo e aree geografiche limitate.
A fronte di quantitativi annuali di precipitazioni che possono restare relativamente stabili, i giorni di pioggia sarebbero diminuiti dell’11% nell’arco di quasi trent’anni. Nel Centro-Sud, inoltre, i giorni senza precipitazioni arriverebbero ormai a sfiorare quota 300 all’anno.
Parallelamente, l’innalzamento della quota dello zero termico riduce la permanenza della neve e ne anticipa lo scioglimento. La fusione dei ghiacciai e la degradazione del permafrost possono indebolire i versanti montani, aumentando la vulnerabilità a frane e crolli. Fenomeni che trovano riscontro anche nelle recenti manifestazioni di instabilità delle pareti rocciose e nei distacchi glaciali osservati sulle montagne italiane.
Prevenzione e adattamento diventano centrali
Di fronte a fenomeni meteorologici potenzialmente distruttivi, il monitoraggio e la prevenzione assumono un ruolo fondamentale. Le trombe marine, in particolare, possono evolvere rapidamente e raggiungere le coste, rendendo essenziali sistemi di allerta efficaci, informazione ai cittadini e una corretta gestione delle situazioni di emergenza.
«Di fronte all’accentuarsi degli eventi meteo è indispensabile assumerne coscienza per responsabili politiche di adattamento ad ogni livello», conclude Crespi.
La sfida riguarda dunque non soltanto la capacità di comprendere i cambiamenti climatici, ma anche quella di preparare territori e comunità ad affrontarne gli effetti, soprattutto nelle aree più esposte ai fenomeni estremi.





























