La situazione dei cittadini italiani coinvolti nella crisi tra Iran e i Paesi del Golfo sta gradualmente migliorando, anche se restano ancora alcune criticità, in particolare per i turisti bloccati alle Maldive.
A fare il punto è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani al termine di una nuova riunione dell’Unità di crisi della Farnesina.
«Sono rimasto in contatto con tutti i ministri degli Esteri dell’area; abbiamo una serie di colloqui in corso e continuiamo a monitorare la situazione», ha spiegato il vicepremier, sottolineando l’impegno diplomatico dell’Italia per favorire una de-escalation del conflitto.
Sul piano della sicurezza, i militari italiani presenti in Kuwait sono stati messi in sicurezza, mentre è in corso una riduzione del personale diplomatico nelle sedi di Beirut e Baghdad. Per quanto riguarda l’ipotesi di un eventuale intervento della NATO dopo il missile intercettato su Ankara, Tajani ha invitato alla prudenza: «Bisogna evitare ogni rischio di escalation».
Intanto, grazie alla graduale ripresa dei voli di linea, molti connazionali sono riusciti a rientrare in Italia. Rimane però il problema delle Maldive, dove numerosi turisti italiani sono ancora bloccati a causa della paralisi di diversi scali intermedi che impedisce il normale flusso dei collegamenti aerei.
Per gestire l’emergenza, il governo italiano ha rafforzato la presenza diplomatica nella capitale Malé. «Stiamo rinforzando l’organizzazione sul posto: sono arrivati nuovi funzionari e carabinieri ed è in arrivo anche l’ambasciatore», ha assicurato Tajani.
La situazione sta invece tornando progressivamente alla normalità in Thailandia, mentre nelle altre aree interessate dagli attacchi non risultano ulteriori richieste di rientro da parte di cittadini italiani. Tuttavia la Farnesina ha mantenuto personale aggiuntivo presso ambasciate e consolati della regione nel caso di un eventuale peggioramento del quadro internazionale.
Tra le storie di italiani coinvolti nelle tensioni c’è anche quella di una coppia di turisti fiorentini, Maurizio Marchetti e Samoa Di Stefano, rimasti bloccati ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, durante il viaggio di rientro dalle Maldive.
«Da dieci giorni non dormiamo. Ogni tre ore scatta l’allarme: le sirene iniziano a suonare e tutti corrono nel bunker dell’hotel», hanno raccontato. I due si trovavano nello scalo di Abu Dhabi quando l’aeroporto è stato improvvisamente bloccato a causa di un attacco. Poco dopo hanno assistito anche all’esplosione di un drone vicino al loro albergo.
«I frammenti hanno colpito una madre e il suo bambino. In quel momento abbiamo capito davvero quanto fossimo vicini al pericolo», hanno spiegato.
Nonostante le difficoltà ancora presenti in alcune aree, la Farnesina continua a monitorare costantemente la situazione per garantire assistenza e rientro ai cittadini italiani ancora all’estero.































