Abbiamo letto con profondo rammarico le critiche rivolte all’Ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, in relazione alla tragedia avvenuta a Crans-Montana, espresse dalla Presidente del Comitato delle Vittime del Ponte di Genova e dal consigliere nazionale della Lega, Lorenzo Quadri.
Tali critiche appaiono ingiuste e profondamente ingenerose, poiché non tengono conto dell’immediato, concreto e continuo impegno profuso dall’Ambasciatore sin dai primissimi momenti successivi alla tragedia.
Il dott. Cornado si è recato tempestivamente sul luogo dell’accaduto insieme alla Console Generale d’Italia a Ginevra, mantenendo al contempo un costante coordinamento con i responsabili di tutti gli altri Consolati italiani presenti sul territorio svizzero.
Accanto all’azione dell’Ambasciatore, va sottolineato con forza anche il grande impegno del Governo italiano, che fin da subito si è attivato attraverso i canali diplomatici e istituzionali per seguire l’evolversi della situazione, garantire assistenza alle famiglie delle vittime e mantenere un dialogo costante con le autorità svizzere.
Un’azione sinergica, seria e responsabile, che ha dimostrato la vicinanza concreta dello Stato italiano ai propri cittadini in uno dei momenti più drammatici e dolorosi.
L’Ambasciatore, in stretto raccordo con il Governo, si è adoperato in ogni modo possibile per sostenere e informare i genitori dei giovani coinvolti, condividendone lo strazio, l’angoscia e lo sconforto di chi, per ore interminabili, non aveva notizie dei propri figli. Un comportamento improntato a umanità, rispetto e profondo senso delle istituzioni, che merita riconoscenza e non strumentalizzazioni.
Come italiani residenti in Svizzera e membri del Comites di Zurigo, sentiamo il dovere morale di rivolgere un sentito ringraziamento all’Ambasciatore Cornado per il suo impegno instancabile e per le parole di conforto che non ha mai fatto mancare alle famiglie colpite da questa immane tragedia, così come di riconoscere l’attenzione e la presenza costante del Governo italiano in tutte le fasi successive all’evento.
È condivisibile e legittima l’indignazione nel constatare che i gestori del locale coinvolto siano a piede libero. L’Ambasciatore ha semplicemente espresso un sentimento diffuso e largamente condiviso dall’opinione pubblica.
La Svizzera, come Stato, non deve sentirsi accusata: le eventuali responsabilità riguardano chi ha consentito che un locale classificato come bar, situato in un semi-interrato, fosse di fatto utilizzato come discoteca, senza adeguati controlli o, peggio, forse con controlli deliberatamente omessi.
È emerso, inoltre, che tali mancanze abbiano favorito soggetti già coinvolti in precedenti e gravi episodi di natura penale.
Di fronte a tutto ciò, l’indignazione è comprensibile e doverosa, ma non può e non deve essere indirizzata contro chi, come l’Ambasciatore d’Italia e il Governo italiano, ha operato con coscienza, responsabilità e profondo senso dello Stato.
Colpire chi si è messo al servizio delle vittime e delle loro famiglie non contribuisce né alla ricerca della verità né al raggiungimento della giustizia che tutti auspichiamo.
Consiglieri del Comites di Zurigo:
Gerardo Petta
Mario Pingitore
Cosimo La Torre































