Alfano&Co, diversamente berlusconiani – di Andrea Lorusso

Ci diremmo bugie se stessimo qui a discettare sull’assoluta ininfluenza delle vicende giudiziarie del Cavaliere nella rottura della compagine di governo. Un Colle latitante e reticente, un Presidente del Consiglio fedifrago, hanno fatto da cornice alla più aberrante questione vitale per il Paese, il ramo fiscale che si fa sempre più albero difficile da spiantare.

Da mezzanotte partirà l’aumento dell’IVA, che è assimilabile ad uno starnuto. Una volta partito contagia un po’ tutto il paniere delle spese, facendo lievitare tutti i prezzi dei beni generici al consumo. Producendo inflazione cattiva su un mercato interno inerme e depresso, che aspettava soltanto il colpo di grazia, il “raffreddore”.

Tra gli slogan di Forza Italia, uno che m’è rimasto impresso fu “la discesa in campo contro il teatrino della politica”. Quello che sta andando in onda queste ore, mi ricorda i distinguo di Gianfranco Fini quando decise, pian piano, di staccarsi dal pianeta B. per poi andarsi a schiantare sul nulla.

Alfano non m’è mai piaciuto del tutto, né mi ha mai convinto davvero. La sensazione che tramasse alle spalle del Cavaliere era nell’aria già quando tesseva i fili per un nuovo centro-destra, che investisse Monti della golden share sui moderati. L’operazione dell’epigono delfino è a dir poco folle: più che “diversamente berlusconiano”, pare diversamente abile. Non è riuscito Fini a pensionare Silvio dall’interno (eppure aveva un bagaglio storico politico e personale di tutt’altro spessore), figuratevi un dirigente che non è mai stato leader, senza quid, senza avere in dote consenso popolare e senza alcuna spina dorsale o autonomia decisionale. Ha sempre fatto il burattino per qualche prestigiatore.

L’attacco a Sallusti, firmato assieme agli altro quattro ex ministri del governo Letta in seno PdL, è stato chiaramente un affondo indiretto ai “falchi”, alla pasdaran per eccellenza Daniela Santanchè. In perfetto stile Doroteo, Angelino si inerpica tra i fumosi meandri del politichese. Se invece di giocare con l’iPhone si fosse preso la briga di riorganizzare dalle fondamenta il partito, oggi potrebbe avere qualcosa da dire. Ma la batteria è scarica ed è meglio torni a casa. Non è con l’iPad che si raccolgono i voti.

Twitter  @andrewlorusso