Referendum, italiani all’estero punto di forza del Sì (VIDEO)

Dal 2001 la Repubblica Italiana ha dato un rilievo e un riconoscimento costituzionale alle comunità italiane nel mondo, istituendo la circoscrizione Estero per l’elezione di 12 deputati e 6 senatori. 18 parlamentari eletti all’estero, rappresentanti degli italiani nel mondo, siedono nel Parlamento italiano dal 2006. Con la riforma costituzionale, coerentemente con la nuova natura del Senato come luogo delle autonomie, sono stati aboliti i senatori eletti all’estero, ma è stata pienamente confermata la rappresentanza degli italiani che vivono fuori dal Paese per la Camera dei Deputati, che continuerà così ad essere un ponte di integrazione e collaborazione tra le istituzioni e le comunità degli italiani.

Oltre ad eleggere i propri rappresentanti in Parlamento, gli italiani all’estero godono del pieno diritto di partecipare alle consultazioni referendarie: dal 2015, peraltro, le modalità di partecipazione al voto sono state semplificate, riconoscendo il diritto anche ai tantissimi non iscritti all’Anagrafe italiana residenti all’estero.

I promotori del Sì credono che il referendum del prossimo autunno sarà anche il referendum degli italiani all’estero. Sia per le rinnovate modalità di partecipazione al voto, sia per la portata della riforma, l’apporto dei nostri connazionali che vivono e lavorano fuori sarà decisivo e positivo. Meglio di altri, sanno quanto la stabilità politica, l’efficienza istituzionale e la certezza delle regole rappresentino un valore enorme per la credibilità internazionale di un Paese, per la competitività delle sue imprese e per la capacità di attrarre investimenti e cervelli.

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I promotori del Sì ne sono convinti e sono pronti a scommettere che tra gli italiani all’estero il Sì raggiungerà una maggioranza abbondante di voti: chi osserva l’Italia da lontano è pienamente consapevole della necessità che il nostro Paese abbandoni alcuni di quei “vizi”– come l’instabilità, le regole farraginose e complicate, la conflittualità politica e istituzionale – che ci fanno sprecare parte delle nostre enormi potenzialità.

Sia tra i discendenti della “diaspora” (che da fine Ottocento agli anni Sessanta del secolo scorso portò milioni di nostri connazionali verso le Americhe, l’Australia e i Paesi europei di più antica industrializzazione), sia tra i cosiddetti “expat”, professionisti, lavoratori e studenti che trascorrono altrove alcuni anni della propria vita, sono già tante le iniziative per il Sì in giro per il mondo.

Nel giorno dell’apertura dei Giochi Olimpici brasiliani, è nato a San Paolo il comitato “Pelo Sim” (per il Sì), presieduto dal presidente della Camera di Commercio italo-brasiliana Edoardo Pollastri. Come in Brasile, così a Londra e a Bruxelles, a New York e in Florida, in Svizzera e in Spagna, in Cina e nel Sud-Est asiatico, nascono e si costituiscono comitati Basta un Sì. Sono già una trentina, ma stanno costantemente aumentando.

In Svezia è attivissimo Basta un Sì Svezia, che ha collaborato nella redazione del vademecum con le istruzioni per votare dall’estero. I suoi rappresentanti – come Laura Parducci (ricercatrice all’Università di Uppsala) e suo marito Per Fredriksson, come l’esperto energetico Massimo Cocco e la ricercatrice di storia Anna Missaia – sottolineano nella presentazione del comitato che “la Svezia non potrebbe essere il modello d’innovazione tecnologica e progresso sociale che è senza una capacità decisionale che caratterizza tutte le istituzioni democratiche”. Sognano che l’Italia possa realizzare lo stesso cambio di passo.

Tra le comunità più attive, ci sono anche quelle di Bruxelles (già tre comitati sono sorti nella capitale belga) e quella svizzera. A Berna, Zurigo, Ginevra, Losanna, in Ticino, a Basilea, San Gallo e Friburgo, Winterthur, Neuschatel, Lucerna, Sciaffusa sono già programmate per i prossimi giorni iniziative per presentare i contenuti della riforma e le ragioni del Sì. Come spiega Luciano Claudio, promotore del Comitato Basta un Sì “Emilio” di Berna – Friburgo, “la partecipazione al referendum responsabilizza non solo gli italiani in Svizzera, ma anche quei cinque milioni di cittadini residenti all`estero con passaporto italiano. La loro mobilitazione può risultare determinante per l’esito finale del referendum. Siamo convinti che questa grande opportunità può far maturare un profondo senso di appartenenza e favorire un dialogo continuo tra le istituzioni e i cittadini, perché in un’Italia modernizzata si aprirebbero nuove prospettive e nuove occasioni per valorizzare le ragioni locali, nazionali e globali”. Basta un Sì, ovunque voi siate.