Pd, Bersani come Peppone – di Roberto Pepe

Quando Peppone a Brescello incomincia il suo discorso contro il capitalismo, i preti, il militarismo guerrafondaio e contro i sacri confini della Patria, Don Camillo dall’alto del campanile si indigna e trasmette attraverso l’altoparlante sulla piazza gremita di fazzoletti rossi, la musica patriottica: la Leggenda del Piave. L’animo sensibile di vecchio soldato di Peppone si commuove e cambia subito registro gridando: “Noi ci sentiamo patrioti, con la coccarda in petto ci siamo sentiti subito a nostro agio, senza se e senza ma. Ci siamo ripresi questa grande parola, patriota, violentata e usurpata dal nazionalismo e dall’imperialismo del primo novecento", aggiunge il segretario, che difende "la parola del 25 aprile, data sacra che abbiamo difeso e che nessuno cancellerà". "Non ci sequestreranno più le parole, parole come libertà; non ci sequestreranno più canti, canti come Va Pensiero. Basta, ce lo riprendiamo quel canto e lo riconsegniamo a tutti gli italiani. Continueremo a tener vivo il nostro patriottismo costituzionale", conclude.

Ah, pardon,  scusate, mi sono sbagliato, questo è il discorso di Bersani alla chiusura della festa del PD a Pesaro. Infatti conclude in modo molto insolito: Siamo stati umiliati, adesso Berlusconi deve togliersi di lì o ci porterà a fondo… E’ iniziata la "svolta politica" con una manifestazione a Roma per il 5 novembre!

Mezzo secolo di discorsi, di bugie, di ripensamenti, di contraddizioni, di speranze di presa del potere, di immaturità congenita, di slogan altisonanti demagogici; mezzo secolo di lotta contro l’Italia; mezzo secolo di comunismo fallimentare, di pseudo comunismo alterato, di sinistrismo democratico, insomma di parole e… scioperi!

 

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