La Buona Politica di Cesare (e di Bagnasco) – di Roberto Pepe

Solo il grande Papa Ratzinger ha notato una concomitanza curiosa sfuggita ai più noti commentatori di cose di Chiesa: mentre nel monastero di Montesanto si  sono riuniti, assieme al Cardinal Bagnasco, i leader dei movimenti e delle associazioni più vicine al mondo cattolico attivista, come le Acli, l’Azione Cattolica, Mcl, Compagnia delle Opere, Retinopera, Sant’Egidio, Cisl, Coldiretti, ebbene, mentre costoro discutevano sotto il motto riportato sul fondale: "La Buona politica per il Bene comune”,  il Vangelo letto in Chiesa nella stessa domenica 16 ottobre  riguardava proprio la famosa domanda che i farisei rivolsero a Gesù per metterlo alla prova: “È lecito o no dare il tributo a Cesare?”. Al che, Egli, conoscendo la loro ipocrisia, rispose loro: "Perché mi tentate? Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio".

 La separazione tra doveri e principi dello Stato e le finalità ultime del cristianesimo, l’ha definita con chiarezza già Cristo duemila anni fa. Quello che molti cattolici, con qualche alto prelato, non mettono in evidenza con sufficienza o fanno finta di sottintenderlo, è appunto la differenziazione della finalità fondamentale che ha una Istituzione laica come uno Stato sovrano da una organizzazione prettamente religiosa come quella cattolica. 

Mentre lo Stato ha tra i molteplici doveri, come istituto principale, quello di pensare al lavoro, alla casa, all’istruzione, alla salute, “finalizzato” al benessere del cittadino in “questa terra”, per una organizzazione cattolica le attività di supporto e volontariato tendenti a risolvere le medesime problematiche sociali terrene, sono solo un “mezzo” che, tramite l’adempimento dei comandamenti – aiuta il tuo prossimo…- ottempera al “fine” superiore principale individuale di guadagnarsi una migliore “vita” nell’aldilà.

L’attivismo sociale cattolico, insomma, va inquadrato come fosse un’azione derivante dall’obbligo del rispetto dei comandamenti che l’individuo credente compie nel rapporto personale che ha con l’ Altissimo Referente (l’esistenza individuale di Kierkegaard governata dalla fede). Ci si può certamente raggruppare tra cristiani per donare meglio ed intervenire più razionalmente nelle varie problematiche sociali, ma l’azione dell’impegno non deve travalicare il motivo per cui ci si è impegnati. Il “mezzo” non deve diventare, insomma, il “fine”. Ricordiamoci che Cristo in persona ha ripreso gli interlocutori dicendo loro di non tentarlo con domande ipocrite, chiarendo, senza ombra di dubbio, che le due strade debbano sempre essere distinte! Altrimenti avrebbe risposto ai Farisei: “Organizzatevi in proprio (con un partito) e diventate voi più forti di Cesare, sostituendovi alla sua organizzazione sociale!". Ecco perché gli alti prelati, con una carica istituzionale, non possono mai citare la parola “Politica” dicendo: è ora di cambiare governo! Disubbidirebbero a Gesù Cristo! Ciò non toglie, invece, che il cattolico si organizzi e come “cittadino” qualunque, ma animato da sana cultura cattolica, si proponga di cambiare governo.

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