Italiani all’estero, ecco l’auto americana fatta dagli italiani – di Roberto Zanni

Negli anni Settanta FIAT per gli americani era l’acronimo di ‘Fix It Again Tony’. La traduzione? ‘Aggiustala ancora Antonio’, era questa la nomea delle macchine italiane: si rompevano sempre, erano invase dalla ruggine. Un disastro, al punto che la FIAT, intesa come Fabbrica Italiana Automobili Torino, lasciò l’America. All’epoca, ma nemmeno qualche anno fa, nessuno poteva immaginarsi che il ritorno negli States del marchio italiano si trasfomasse in una marcia trionfale.

Qualche settimana fa la CBS su ’60 Minutes’, il news magazine televisivo più popolare della tivù americana, uno dei più grandi show ‘all time’ nella storia del piccolo schermo, che va in onda dal 1968, ha trasmesso un servizio tutto dedicato alla FIAT e a Sergio Marchionne, l’autore del miracolo. Sì, perchè tre anni fa la Chrysler stava per scomparire, fallire, sparire dalla scena sommersa dai debiti. L’unica speranza per provare a rimanere a galla l’impopolare prestito firmato dal governo USA e quello canadese, ma anche quello da solo non poteva bastare a far respirare il glorioso marchio fondato da Walter Chrysler il 6 giugno del 1925. Ecco allora lo sbarco in America della FIAT con i grandi progetti dell’AD dell’azienda italiana Sergio Marchionne (che ora è presidente della Chrysler) con i grandi dubbi di chi ancora si ricordava ‘Fix It Again Tony’, con i sorrisi di chi non credeva al ritorno negli States di un marchio che se n’era andato, trent’anni prima tra l’indifferenza e accompagnato da una nomea che togliersi dal ‘cofano’ non era certo facile.

Adesso, tre anni dopo che la FIAT ha preso in mano la gestione della Chrysler, quell’industria automobilistica americana, di proprietà italiana, sta raggiungendo risultati che da anni non vedeva. Un nuovo boom, impensabile solo tre anni fa quando il buio aveva avvolto uno dei glorioso marchi di Detroit: i soldi del governo restituiti, tutti, con largo anticipo sulle scadenze e i numeri che salgono ogni trimestre.

Vola la Chrysler e vola anche la FIAT. La 500 si vede per le strade americane e i suoi spot pubblicitari hanno colpito: da quelli con Jennifer Lopez all’ultimo con Charlie Sheen alla guida di una Abarth nera tra le mura di casa. Ma Sergio Marchionne non si accontenta solo di questo, gli obiettivi targati FIAT-Chrysler sono tanti, uno dei quali sta per arrivare nei ‘dealers’ statunitensi. Si chiama ‘2013 Dodge Dart’ e sarà disponibile sul mercato dal mese prossimo in cinque versioni, a un prezzo che va dai 15.495 ai 22.495 dollari. Il modello base, con un motore a quattro cilindri da 160 cavalli, cambio a sei marce, automatico o manuale. Dall’SE, il modello base, si sale poi fino alla R/T, 2,4 litri e 184 cavalli.

Ma cos’ha di tanto particolare questo nuovo modello? Semplice: è la prima vettura interamente concepita e realizzata sotto l’amministrazione italiana della FIAT. Usando un nome ‘storico’, la Dodge Dart infatti è nata nel 1960 e, attraverso quattro generazioni, la produzione è andata avanti fino al 1976. Ma la nuova Dart di italiano non ha solo la proprietà, ma anche il cuore e i muscoli. Si tratta infatti di una berlina a tre volumi che ha il pianale della Giulietta, opportunamente allungato, quindi le radici Alfa Romeo, il primo modello Chrysler derivato da un’altra vettura del gruppo FIAT. Dalla Dart poi è ‘nata’ la Fiat Viaggio, versione per il mercato cinese del modello americano, realizzato grazie all’accordo con la locale Guangzhou Automobile. La Dart fa parte del complesso accordo che ha portato la FIAT, nel giro di tre anni, ad avere il 58,5% delle azioni del gruppo statunitense: cioè mettere in produzione un modello dai consumi ridotti, capace di percorrere fino a 40 miglia con un gallone (circa 16 chilometri con un litro), da prodursi in uno degli stabilimenti americani della Chrysler e con l’entrata sul mercato entro il 2012. Rispettate tutte le clausole, la Dart ha fatto il suo esordio all’Auto Show di Detroit ed ora è pronta per il debutto più sentito, quello nei concessionari e quindi sulle strade. La nuova tre volumi farà parte del mercato chiamato ‘compact’, dove la concorrenza è tanta: la Dodge Dart infatti andrà là dove già ci sono la Ford Focus, la Toyota Corolla, la Hyundai Elantra e la Volkswagen Jetta, per nominare le più vendute. Una fetta di mercato molto ambita e dove la nuova alleanza FIAT-Chrysler conta di conquistarsi la sua fetta.

Per lo sviluppo della Dart ci sono voluti 18 mesi di lavoro e gli ingegneri americani si sono uniti a quelli italiani per arrivare a dare l’impronta finale al nuovo modello sul quale si fa grande affidamento. «Non ci siamo mai sentiti come se prendessimo ordini da loro – ha detto in una intervista Mike Merlo, capo ingegneri Dart versione americana, riferendosi ai colleghi italiani – abbiamo lavorato come un vero team, noi abbiamo offerto miglioramenti quando se n’è avuta l’opportunità e altrettanto è successo da parte loro. Entrambi avevamo lo stesso obiettivo».

L’unione FIAT-Chrysler, proprio per le caratteristiche diverse dei due gruppi promette altri successi: da una parte infatti c’è la grande esperienza italiana nelle auto primariamente di piccole dimensioni, dall’altra c’è la specializzazione Jeep, quindi vetture che conoscono anche il fuoristrada assieme a RAM che è, si può dire, il sinonimo dei pickups, un settore che negli States è di una importanza fondamentale nel mondo delle quattro ruote. Quindi culturalmente, ingegneri e designer dei due gruppi, possono apportare una profonda conoscenza in tutti i segmenti del mercato automobilistico e insieme, lo affermano gli americani in primis, hanno la possibilità di trasformare l’alleanza FIAT-Chrysler in un grande successo.

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