Gianfranco Fini, ‘usato sicuro’ – di Margherita Genovese

Ha avuto l’impudenza di dichiararsi "usato sicuro", lui, Fini, l’uomo che ha cambiato idea con la stessa frequenza in cui ha cambiato abito, per usare un’iperbole. Ad "Agorà" hanno aperto le danze per la presentazione dei maggiorenti al pubblico televisivo, che ne determinerà i destini con l’arma del telecomando e di quello che da molti anni è diventato un televoto, anche se ancora nel segreto dell’urna (ma chissà che non si pensi anche al televoto per le prossime politiche!).

Fini, trattato come un’ istituzione, con rispetto e a tratti deferenza, almeno dal conduttore, non ha dovuto rispondere a domande scomode, nemmeno Lanfranco Pace del " Foglio" ha provato a smontarne la sicumera. Solo il titolo della trasmissione, " Che fai, lo cacci?", suggeriva le prossime mosse, naturalmente segrete, di questo abile e fortunato politico che sopravvive a tutte le tempeste , che non viene mai intercettato nei suoi comportamenti e viene usato come ariete ogni volta che Berlusconi è sotto assedio. Del resto, se non tocca a lui il ruolo di rottamatore per eccellenza a chi volete che tocchi? Al povero Renzi, deriso e irriso dalla stessa parte politica che vorrebbe rivitalizzare? Fini è molto più adatto a rappresentare quell’"usato sicuro" che mette d’accordo il vecchio e il nuovo  cavalcando l’onda del rinnovamento gattopardesco lasciando tutto com’è, soprattutto quella pletora di funzionari pubblici privilegiati che per anni hanno costituito  la sua base elettorale "romana". Aspettiamo che Fini venga osannato anche dai pidiellini più squallidi, ansiosi di mostrarsi pronti a tradire per un posto alla corte del nuovo re.

E che si tratti di re non abbiamo dubbi, specie se dovesse essere proprio lui il vincitore della kermesse elettorale successiva alla congiura parlamentare: Fini, il più fiero interprete di quel cesarismo che imputa al Cavaliere e che non poteva sopportare sulla sua pelle. Alfano sarà Davide contro Golia nella lotta per la vittoria alla guida del centrodestra, il popolo imbelle sceglie sempre il guerriero rispetto al santo.

Non vediamo l’ora che il Berlusca molli tutto, che usi quel colpo d’ala che tutti pretendono da lui in un Paese irrimediabilmente conservatore,  ma per andare finalmente a riposarsi a villa Certosa,  sempre che non gliela confischino i tutori della giustizia e della libertà, in quella sorta di nemesi storica che nelle civili democrazie riesce ad uccidere oltre le violenze della folla inferocita e gli sputi dei vili.

Non vediamo l’ora di sapere cosa riusciranno a  fare i salvatori della salute pubblica, tolto di mezzo l’untore che ha appestato il Paese. L’Italia non sarà la Grecia, ma gli italiani da molti punti di vista sono simili ai greci e alle loro resistenze individualiste e corporative.

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