Forza Italia contro il Ddl anticorruzione di Bonafede, Malan: “Approccio estremista”

“Daspo ai corrotti? Va contro la Costituzione. Non c’è più l’ergastolo, se lo inventano dal punto di vista lavorativo. Salvini? Temo che abbia mano libera solo sui migranti”

Lucio Malan, Senatore di Forza Italia, intervenuto a Radio Cusano Campus, sul ddl anticorruzione e la misura del Daspo ai corrotti ha detto: “Prima bisogna vedere il testo e poi ci potremo esprimere. Certo che la filosofia del ministro Bonafede ci lascia perplessi, perché è un approccio estremista, fatto per poter dire: noi lottiamo contro la corruzione. Il punto non è aumentare le pene, aumentare le sanzioni per chi si avvicina a fare comportamenti che forse potrebbero dar luogo a reati, il punto è avere una gestione trasparente della PA, avere in generale meccanismi concorrenziali, che sono proprio il contrario della nazionalizzazioni di cui si parla”.

Sul daspo ai corrotti. “I confini tante volte sono molto labili tra i comportamenti illeciti e quelli che possono apparire non tali. Il fatto di inibire a qualcuno per sempre di fare il proprio lavoro è una cosa su cui quantomeno va discusso a fondo. Secondo la nostra Costituzione le pene sono volte all’educazione della persona, se la punizione è per sempre non vedo che tipo di educazione ci possa essere. Non c’è più l’ergastolo, ce lo si inventa dal punto di vista lavorativo. Si rischia anche di perdere persone che vengono coinvolte in vicende poco chiare in cui magari hanno fatto qualcosa che non va, ma non è che ci si può privare di loro. Se c’è un regime di concorrenza dal punto di vista della PA, cosa che spesso non c’è e che questo governo non fa nulla per incentivare, è meglio avere più interlocutori che di meno. Dopodichè, se le offerte sono peggiori, se uno non è bravo, non vincerà mai un appalto. Bisognerebbe lavorare sul codice degli appalti per promuovere la concorrenza, piuttosto che eliminare persone perché sono state coinvolte magari in modo marginale, magari non tutte le sentenze sono la perfezione della giustizia, per cui andiamoci piano quantomeno”.

Riguardo l’agente sotto copertura. “Bisogna vedere cosa si intende. Se si intende come qualcuno che entra in determinati contesti per vedere se in quei contesti ci sono dei reati, questo può essere condivisibile, ma questa cosa già si fa, non è che c’è bisogno che arrivi il M5S a inventare una cosa che è vecchia come il mondo. Nell’inquietante programma del contratto di governo si parla di agente provocatore, che secondo il Consiglio d’Europa è colpevole di istigazione a delinquere. E’ bene per tutti che si combatta la corruzione, ma ci sono troppe leggi anticorruzione che prevedono innanzitutto adempimenti burocratici. Bisogna perseguire i reati e non chi lavora”.

Sulla posizione di Salvini e della Lega. “Ciascun partito, ovviamente a cominciare dalla Lega, dovrà assumersi le responsabilità di dire sì o no a determinate misure. Io ho il timore che ci sia una sorta di divisione di ambiti d’influenza all’interno della coalizione di governo. Cioè la Lega ha una forma di mano libera per alcune azioni, per ora solo dimostrative e non risolutive, sulla questione migranti. Su giustizia, economia e tutto il resto invece comanda il M5S. Il rischio è quello. La Lega deve assumersi le proprie responsabilità, bisogna evitare altre leggi come quella sul whistleblowing approvata nella scorsa legislatura”.