Berlusconi: ‘Sostegno a Monti’. E poi: ‘Non mi ricandido, Alfano è mio erede’

(18102011-MM1)- FOTO ARCHIVIO: CASO MEDIATRADE: IL GUP PROSCIOGLIE BERLUSCONI RINVIATI INVECE A GIUDIZIO IL FIGLIO PIER SILVIO, FEDELE CONFALONIERI E TUTTI GLI ALTRI IMPUTATI NELLA FOTO SILVIO BERLUSCONI FOTO RAVAGLI/ {TM News - Infophoto} Citazione obbligatoria {TM News - Infophoto}

Silvio Berlusconi, in un’intervista pubblicata oggi dal Corriere del Ticino, parla – fra le altre cose – di governo Monti, di PdL, di riforme.
 
Proprio facendo riferimento all’attuale governo, il Cavaliere ricorda che il Popolo della Libertà ha “sostenuto Monti fin dall’inizio”. “Sosteniamo il governo Monti con il nostro voto, lo continueremo a fare con lealtà e senso di responsabilità, per l’interesse superiore dell’Italia”. Il nostro Paese vive una grande emergenza, che non è solo quella economica, spiega il leader del PdL, ma anche quella istituzionale: servono importanti riforme, “per fare dell’Italia una democrazia moderna e garantire una piena ed effettiva governabilità”. “Il Governo dei tecnici – osserva Berlusconi – è sostenuto quasi dall’intero Parlamento, e solo questo largo appoggio può consentirci di fare quelle riforme che una sola parte politica non può fare con i suoi soli voti”.
 
Quando parla di riforme l’ex premier di riferisce soprattutto “alla riforma dell’architettura istituzionale dello Stato, che riguarda il Parlamento, il numero dei deputati, il Senato delle Regioni, la Corte costituzionale, i poteri del premier e del Consiglio dei ministri, fino all’introduzione di una nuova legge elettorale e alla riforma della giustizia”.

Il governo del Professore? “Tutti vedono che vi è una sostanziale continuità tra il programma di Monti e quello del Governo da me presieduto. È una continuità che lo stesso premier ha più volte riconosciuto. Conosco bene la serietà e la competenza di Monti, che io stesso nel 1995 sostenni per l’incarico di commissario europeo al Mercato interno”. Secondo il Cav oggi Mario Monti “si trova nella condizione ideale per realizzare quelle riforme che il mio esecutivo aveva avviato, senza poterle portare a termine per la riluttanza dei partner della nostra coalizione e per la forte contrarietà preconcetta dell’opposizione. Per questo gli daremo il sostegno necessario. Vogliamo liberarci dei lacci e dei lacciuoli che ostacolano la crescita dell’Italia , inclusa la riforma del mercato del lavoro per rendere effettiva la libertà di concorrenza e restituire competitività all’Italia. Sono riforme liberali e penso che i nostri elettori apprezzeranno il nostro responsabile atteggiamento quando si tornerà a votare. Tanto più che oggi Monti gode di un buon consenso, come indicano i sondaggi".
 
Per sostenere Monti, il PdL ha pagato un caro prezzo: l’alleanza con la Lega di Umberto Bossi è finita, saltata proprio perché “noi abbiamo deciso di sostenere il Governo Monti per senso di responsabilità verso l’Italia”. Invece, “la Lega vuole dimostrare la sua identità e ha una posizione diversa dalla nostra sul governo dei tecnici. Ma non parlerei di rottura: continuiamo a governare insieme molte amministrazioni locali”. Nel futuro, chissà: l’uomo di Arcore non chiude la porta ai lumbard e si augura in ogni caso che insieme al Carroccio “si possa continuare ad avere una solida e leale collaborazione a tutti i livelli come è sempre stato”.

Berlusconi difende il sistema bipolare: “In questi anni abbiamo introdotto in Italia un sistema bipolare che ha ridotto il numero dei partiti e assicurato una maggiore durata del governo rispetto al passato. Ricorda? Reggevano in media appena undici mesi. La nuova legge elettorale sarà una buona legge se, oltre a consentire agli elettori di scegliere il proprio rappresentante, lascerà intatte le conquiste del bipolarismo e della governabilità. Questo non significa certo aumentare il numero dei partiti. All’Italia non serve tornare al carnevale di Rio della politica".

DIMESSO PER SENSO DI RESPONSABILITA’ "Sono stato io a dimettermi e a fare un passo indietro per senso di responsabilità e per senso dello Stato. Ho fatto questa scelta pur avendo ancora la maggioranza nei due rami del Parlamento,  senza che il mio Governo fosse mai stato sfiduciato. Solo con un governo tecnico si può trovare l’accordo tra maggioranza e opposizione, tra centrodestra e sinistra, per approvare quelle riforme che prima ho ricordato e che sono indispensabili per superare la crisi economica e rendere governabile l’Italia".

ALFANO E’ IL MIO EREDE Il giornalista chiede all’ex presidente del Consiglio se Angelino Alfano è davvero il suo erede: “Certo che sì”, risponde sicuro il Cavaliere, “Alfano è stato eletto all’unanimità dal nostro Consiglio. Ha 35 anni meno di me, è autorevole e realizza il cambio di generazione di cui tutta la politica italiana ha bisogno. E le dirò di più. Sarebbe ora che anche gli altri politici che siedono in Parlamento da trent’anni, se davvero credono in ciò che dicono sui giovani e sulla necessità di innovare, facessero un passo indietro. Se qualcuno nel PdL non crede in questo cambiamento, dovrà ricredersi".

NON MI RICANDIDO L’ex premier torna a ripetere che lui con Palazzo Chigi ha chiuso: non si ricandiderà a presidente del Consiglio. Questo non vuol dire che sparirà dalla scena: “Continuerò a fare politica, ma in modo diverso dal passato. Non mi candiderò più alla guida del Governo, ma come presidente del primo partito italiano in Parlamento agirò da ‘padre fondatore’, darò consigli alle nuove leve, cercherò di trasmettere quei valori di libertà e di democrazia per i quali sono sceso in campo e che sono tuttora il nostro credo politico, contro quella cultura dell’invidia, dell’odio e del giustizialismo che finora ha dominato gran parte della sinistra in Italia”.

DEBITO PUBBLICO ITALIANO E’ SOSTENIBILE "Il debito pubblico italiano è sostenibile, e lo dimostrano i buoni risultati delle recenti aste per i titoli di Stato. Anche la speculazione se ne sta rendendo conto: lo spread, vale a dire la differenza rispetto ai titoli tedeschi, ha iniziato a scendere e anche le agenzie di rating alla fine ne dovranno trarre le conclusioni. La crisi, come ho detto più volte, non nasce in Italia ma in Europa, dove l’euro non ha dietro di sé una banca centrale come garante di ultima istanza al pari, ad esempio, della Riserva Federale americana. Quando avremo una vera banca centrale europea e gli eurobond, vale a dire i titoli emessi e garantiti direttamente da questa banca , l’Europa sarà diventata un soggetto politico unitario e forte, non più diviso tra Paesi debitori e Paesi creditori".

L’EURO VIVRA’ ANCORA A LUNGO  "L’euro è ormai la moneta dell’Europa, supererà questa crisi e durerà a lungo nel tempo. Altrimenti non avrebbero senso i sacrifici che stiamo facendo. Il problema è la lentezza con cui si muove l’Europa".

NOSTRO SIMBOLO ALLE PROSSIME ELEZIONI “Presenteremo il nostro simbolo alle prossime elezioni amministrative e stringeremo dovunque le alleanze necessarie per vincere insieme alle forze moderate che condividono i nostri valori e i nostri programmi. Per tradizione, alle elezioni amministrative c’è sempre stato in Italia un fiorire di liste civiche. Penso che la crisi dei partiti accentuerà questa tendenza. E noi dovremo tenerne il giusto conto, e tessere la tela delle alleanze, anche a livello locale, per vincere".
 
NON MI PENTO DI NULLA “Non ho davvero nulla di cui pentirmi. Dovrebbero invece vergognarsi i miei persecutori, che da quando sono sceso in campo non hanno mai smesso di inventarsi processi fondati solo sulle calunnie, una macchina del fango mediatico-giudiziaria, una campagna di diffamazione su scala internazionale che non si è ancora fermata: anzi, dopo che mi sono dimesso dal Governo, l’accanimento giudiziario contro di me è addirittura aumentato".
 
HO SALVATO L’ITALIA DAI COMUNISTI "Sono orgoglioso di aver salvato l’Italia nel ’94 da un governo che sarebbe finito nelle mani del Partito comunista italiano, cioè di un partito e di una ideologia sconfitta dalla storia. Ho la coscienza di avere servito il mio Paese con tutte le forze e con totale onestà intellettuale. Mi amareggia l’essere ripagato con un accanimento che non ha eguali nella storia da parte della sinistra giudiziaria. Vogliono distruggere la mia immagine di uomo, di imprenditore e di politico. È l’ennesima prova che la decisione di impegnarmi nella vita pubblica, per salvare l’Italia dal comunismo e per cambiarla, non mi è stata perdonata da quei poteri che si sono visti insidiati nei loro interessi e nelle loro ambizioni. Ma non per questo lascerò l’impegno politico. Anzi, continuerò con la forza e con  l’impegno di sempre”.

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