Maria Livia Vasile, moglie di Biagio Pilieri, e Marien Padilla, moglie di Daniel Echenagucia, hanno messo nero su bianco un appello rivolto alle istituzioni italiane – ma anche al Santo Padre Leone XIV – in cui chiedono sostegno per la liberazione dei propri mariti, detenuti ingiustamente in Venezuela.
“Siamo Maria Livia Vasile, moglie di Biagio Pilieri, e Marien Padilla, moglie di Daniel Echenagucia, due cittadini italiani detenuti arbitrariamente in Venezuela per motivi politici.
Ci rivolgiamo a voi non solo come mogli, ma come donne che vivono con il timore costante di perdere i propri mariti in carcere, vittime di un sistema che punisce, isola e lascia morire. Lo facciamo perché il silenzio uccide, perché anche l’oblio è una forma di condanna e perché l’Italia non può restare indifferente davanti al dolore che i suoi cittadini stanno subendo in Venezuela.
Nelle carceri venezuelane si muore. Questa affermazione non è retorica: è un fatto recente e dolorosamente concreto.
Il 6 dicembre scorso è morto Alfredo Díaz, ex governatore dello Stato di Nueva Esparta, dopo un anno di isolamento e senza aver ricevuto le cure mediche di cui aveva bisogno. Alfredo era detenuto nella stessa cella di Biagio Pilieri. Biagio è stato testimone diretto del suo deterioramento e del suo abbandono.
Biagio Pilieri, cittadino italiano originario di Ragusa, è marito e padre di due figli, giornalista ed ex deputato. È stato arrestato arbitrariamente il 28 agosto 2024 a causa del suo sostegno all’opposizione democratica e della sua attività nel campo dell’informazione.
Ha 60 anni e soffre di ipertensione, fibromialgia, sindrome del colon irritabile, gravi degenerazioni ossee della colonna vertebrale e delle ginocchia, patologie gastrointestinali severe e altre malattie croniche che richiedono controlli medici costanti. Nonostante ciò, è detenuto in totale isolamento presso l’Helicoide, senza un’adeguata assistenza sanitaria e senza garanzie giudiziarie. La sua salute è fragile e la sua vita è in reale e immediato pericolo.

Daniel Echenagucia è un imprenditore italiano di 47 anni, originario di Avellino, marito e padre di due figli adolescenti. È stato arrestato illegalmente insieme alla sua famiglia il 2 agosto 2024 e successivamente sottoposto a sparizione forzata per diverse settimane.
Attualmente è detenuto nel carcere di Rodeo I, lo stesso in cui si trova Alberto Trentini, un altro prigioniero politico italiano, in condizioni estreme di isolamento.
Daniel ha perso oltre 18 chili, soffre di asma, disturbi metabolici e di un grave deterioramento fisico e psicologico, aggravato dall’insalubrità della cella e dalla mancanza di cure mediche. La sua famiglia vive intrappolata in un’attesa angosciante.
Entrambi sono innocenti. Entrambi sono italiani. Vi chiediamo di non lasciarli soli di fronte alla malattia, all’abbandono e al rischio di morte.
Facciamo appello al senso umano e cristiano, alla coscienza morale della società italiana e alla responsabilità storica delle sue istituzioni.
Chiediamo un intervento umanitario urgente, chiaro e deciso. Chiediamo che vengano attivati tutti i canali diplomatici e politici possibili. Chiediamo che si faccia tutto ciò che è umanamente possibile per salvare le loro vite e consentire il loro ritorno a casa. Chiediamo che l’Italia non dimentichi i suoi cittadini detenuti in Venezuela”, concludono le due donne.































