Italiani in Crimea, Di Biagio (Pi) e Micheloni (Pd) interrogano Mogherini

E’ stata presentata al Senato dal Sen. Aldo Di Biagio, un’interrogazione a risposta orale,  sottoscritta anche dal Sen. Claudio Micheloni (PD), relativa all’attuale crisi nella regione di Crimea, in Ucraina, ed in particolare alla situazione vissuta dalla comunità italiana sul territorio e nella quale si chiede alla Ministro degli Esteri, “quali iniziative si intende intraprendere, in ragione del clima di tensione e di criticità che al momento condiziona il territorio ucraino, ed in particolare la regione di Crimea, anche attraverso un intervento della rete diplomatica e di tutti gli organismi preposti, al fine di tutelare e salvaguardare l’incolumità degli italiani residenti in Crimea e i loro discendenti e se intende consentire la definizione di precise iniziative volte alla ripresa dei rapporti culturali dei nostri connazionali con l’Italia, anche supportando, qualora sussistano le condizioni, il riconoscimento di status di popolo deportato, ed eventualmente conferendo nuovamente a loro e ai loro discendenti, che ne facciano richiesta, con apposita disposizione, lacittadinanza italiana loro tolta con la violenza e la distruzione di ogni documento personale”.

Testo dell’interrogazione a risposta orale:

Al Ministro degli Esteri

Premesso che:

nelle ultime settimane la regione semiautonoma di Crimea nel territorio ucraino, area particolarmente strategica sotto il profilogeopolitico, è diventata lo scenario di crisi e di confronto tra l’Ucraina e la Russia, inevitabile punto di approdo della crisi ucraina del mese di febbraio 2014;

nei primi giorni di marzo 2014 in Crimea, dove – in  ragione di un accordo per la concessione prolungata sono dispiegate molteplici basi militari russe – sono statiregistrati spostamenti di truppe russe sul territorio della penisola ed il blocco del porto di Sebastopoli: mosse approvate dal parlamento russo  con l’obiettivo di proteggere la popolazione di etnia russa in Crimea a seguito delle mobilitazioni in corso in quelle settimane;

al suddetto dispiegamento militare, vi è stata la reazione Ucraina, in ragione dell’effetto destabilizzante della riorganizzazione militare russa sul territorio;

in data 4 marzo 2014 il parlamento di Crimea non ha riconosciuto il Governatore nominato dal governo ufficiale, aprendo di fatto lo scenario di crisi e alimentando le istanze secessioniste della regione rispetto al Governo centrale di Kiev, culminate lo scorso 11 marzo con la pubblica dichiarazione di indipendenza dall’Ucraina: infatti, l’assemblea nazionale della Crimea, come annunciato in un comunicato dall’ufficio stampa delparlamento locale, con 78 sì, su 81 votanti presenti, ha approvato una "dichiarazione di indipendenza della repubblica autonoma di Crimea e della città di Sebastopoli";

la suddetta dichiarazione è arrivata cinque giorni prima delle consultazioni popolari, mediante referendum, indetto per domenica 16 marzo;

appare opportuno evidenziare quanto disposto dal memorandum di Budapest del 1994, in ragione del quale l’Ucraina ha accettato di rinunciare alle sue armi nucleari e la Russia si è impegnata a rispettare l’integrità territoriale dell’Ucraina, pertanto quanto verificatosi in queste settimane rischia di configurarsi come una violazione del trattato;

la reazione della comunità internazionale non si è fatta attendere: nelle ultime ore il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che «condanna l’«aggressione» russa e «l’invasione della Crimea» definendo «del tutto infondate» le motivazione addotte dal governo di Mosca;

a questa si aggiunge la dichiarazione congiunta di G7 e Unione europea, nella quale si invita a “cessare ogni sforzo per cambiare lo status della Crimea", e nella quale si evidenzia che il risultato di un eventuale referendum "non sarà riconosciuto" considerando che “qualunque referendum in Crimea non potrebbe avere alcun effetto legale, vista la mancanza di un’adeguata preparazione e l’intimidazione della presenza delle truppe russe";

La popolazione della Regione è per il 58,5% di etnia russa e per 24,4% ucraina. Il resto degli abitanti della Crimea sono costituiti da minoranze etniche, tra cui quella tartara – che fino al XIX secolo, prima delle deportazioni effettuate da Stalin e alla massiccia emigrazione russa rappresentavano la maggioranza – e quella italiana – discendenti di un flusso migratorio iniziato nell’Ottocento e che conobbero le deportazioni staliniane;

anche se i cittadini non si sono ancora espressi, assistiamoad una crescente preoccupazione da parte dell’intera comunità internazionale per il palesarsi di un incremento delle ostilità ed un aumento deldispiegamento militare sul territorio;

infatti sul territorio il livello di allerta è particolarmente alto: nei giorni scorsi un gruppo armato filorusso ha fatto irruzione ed occupato il principale ospedale militare di Simferopoli, mentre un’altra invasione è stata effettuata in una base militare nei pressi di Bahk Cisarai, a pochi chilometri dalla capitale; 

la regione di Crimea è anche terra di una importante comunità italiana, la cui presenza in Ucraina ha profonde radici nella storia di tale regione: in Crimea vivono alcune centinaia di oriundi Italianirientrati alcuni anni fa dal Kazakistan dove furono deportati in epoca staliniana, e questi discendono da un flusso migratorio di varie migliaia di persone che si trasferirono in Crimea nella seconda metà dell’Ottocento, per svolgere attività agricole e per lavorare nelle attività marittime eraggiungendo una buona condizione sociale. Questi cominciarono ad essere perseguitati con l’avvento del comunismo perché Italiani in possesso ancora di passaporto italiano e in contatto col nostro consolato di Odessa, e quindi molti scomparvero nelle purghe staliniane e furono privati delle proprietà agricole che vennero nazionalizzate;

Malgrado le numerose richieste, il Governo ucraino non ha ancora riconosciuto loro lo status di popolo deportato che oltre a costituire un riconoscimento morale, conferisce alcune agevolazioni. Riconoscimento concesso dal Governo ucraino ai Tartari, ai Tedeschi, ai Greci, e ad altre popolazioni deportate dalla Crimea su interessamento dei vari Stati di origine;

Il crescendo delle tensioni ha allarmato, con un esplicito richiamo anche attraverso la stampa nazionale, gli italiani residenti in Crimea, che, oltre alla volontà di non aderire alla Russia, per mezzo di Giulia Giacchetti Boico, presidente dell’associazione "C.E.R.K.I.O."(Comunità degli Emigrati in Regione di Krimea – Italiani di Origine), ha espresso il sentito timore di una guerra civile e quello di “essereabbandonati” dalle autorità;

Si chiede:

Quali iniziative si intende intraprendere, in ragione del clima di tensione e di criticità che al momento condiziona il territorio ucraino, ed in particolare la regione di Crimea,  anche attraverso un intervento della rete diplomatica e di tutti gli organismi preposti, al fine di tutelare e salvaguardare l’incolumità degli italiani residenti in Crimea e i loro discendenti;

se intende consentire la definizione di precise iniziative volte alla ripresa dei rapporti culturali dei nostri connazionali con l’Italia, anche supportando, qualora sussistano le condizioni, il riconoscimento di status di popolo deportato, ed eventualmente conferendo nuovamente a loro e ai loro discendenti, che ne facciano richiesta, con apposita disposizione, lacittadinanza italiana loro tolta con la violenza e la distruzione di ogni documento personale.