Sono avvilito per i toni in cui siamo caduti a proposito del referendum della giustizia. Magistrati, procuratori, ministri: per favore, datevi tutti una calmata e pensate al vostro ruolo istituzionale.
Andando avanti così i cittadini non solo sono schifati, ma non capiscono più nulla e se l’obiettivo del NO è di non farli andare alle urne, proprio i sostenitori del SI (come personalmente sono) non hanno bisogno della rissa per convincere, ma semmai del ragionamento pacato, viste anche le molte sentenze – che giudico assurde e politicizzate – di alcuni magistrati che confermano come sia utile approvare il referendum.
Ci sono situazioni incomprensibili. Per esempio, ho sempre avuto personalmente stima del procuratore Nicola Gratteri in chiave antimafia (anche se ha preso delle cantonate, ma inquisire è il suo mestiere) ma non poteva uscirsene dichiarando “Per il referendum sulla Giustizia per il NO voteranno le persone perbene, quelle che credono che la legalità sia importante per il cambiamento, voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”.
Sono seguiti fiumi di polemiche, ma alla fine resta il dato di fatto, ovvero che se un magistrato politicamente “si schiera” non può poi pretendere di essere considerato “super partes” in inchieste o processi che in qualche modo coinvolgano politica ed istituzioni.
Se io, cittadino italiano che pubblicamente invita a vorare SI, mi trovassi ad essere indagato da uno come Gratteri, come posso essere sicuro di avere un’indagine giusta, equa, “neutrale”?
E se domani il PM Gratteri diventasse giudice (perché oggi è possibile l’interscambio delle carriere, non lo sarà più se vince il SI al referendum, ricordiamocelo!) e mi potesse addirittura giudicare come posso pensare ad una sentenza non politicamente preconcetta?
Ma a questo punto la palla va in alto, alle responsabilità dirette per questa situazione anche del presidente Sergio Mattarella, capo supremo della Giustizia italiana perché presidente proprio del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura), che finalmente due giorni fa (per la prima volta da presidente!) è intervenuto ad una seduta “operativa” del CSM per chiedere a tutti di abbassare i toni, tenuto conto che fino ad allora non aveva ritenuto di dire neppure una parola di censura per esempio sulle frasi di Gratteri: come in passato, silenzio assoluto.
Per contro il ministro Carlo Nordio (che è un ex PM) aveva perso anche lui una buona occasione per stare zitto perché – se è vero che ha riferito il termine “CSM para-mafioso” citando una frase di un giudice di sinistra come Nino Di Matteo – era assolutamente inutile e controproducente alimentare la polemica. Piuttosto tutti dovrebbero ricordare cosa disse 4 anni fa da Lilli Gruber a “8 e mezzo” lo stesso Gratteri (vedi filmati) a proposito dello stesso CSM, ovvero (testualmente) “Chi è iscritto, chi è attivista di una corrente è molto, molto avvantaggiato…
Purtroppo la magistratura ha perso una grande occasione in questi ultimi anni: avrebbe potuto fare delle modifiche interne, non ha avuto il coraggio, non hanno voluto perdere soprattutto il potere delle correnti”. Questo diceva in TV Gratteri ed è proprio per questo che la nuova legge propone il sorteggio per nominare il CSM e non più il sistema correntizio.
Per favore, però, adesso abbassiamo tutti davvero i toni: riportiamo i fatti (vedi più sotto), spieghiamo con calma le cose ai cittadini che spero confermeranno con il loro SI la legge sulla separazione delle carriere e sulla riforma del CSM votata dal Parlamento.
Oggi il cittadino non ha più fiducia nella giustizia perché (vedi i numeri che ho pubblicato settimana scorsa) i giudici si auto-giudicano, si auto-assolvono (quasi) sempre e non c’è più silenzio, disciplina, terzietà politica dei magistrati, o almeno di alcuni.
Non voglio magistrati “di destra”, vorrei persone integerrime che – avendo liberamente deciso di fare questa professione/missione – siano però il più possibile al di sopra delle parti.
P.S. Quello che vale per i magistrati vale anche per i vescovi: non vedo molti collegamenti tra il Vangelo e i comitati del NO quindi credo che gli esponenti ecclesiastici dovrebbero astenersi dal partecipare a convegni pre-elettorali, soprattutto se sono ai vertici della CEI.































