Finanziamento pubblico ai partiti, Letta, decidete o decreto del governo

Foto LaPresse FOTO DI REPERTORIO 23/07/2013 Soldi ai partiti, Letta in trincea Italian Premier Letta, il cavaliere lo sa, se cadiamo non si va al voto speaks during a vote of confidence to confirm the government, in the lower house of Parliament, in Rome, Monday, April 29, 2013. Letta's new government is under pressure to draft economic and social reforms, including measures to get Italians back to work. (AP Photo/Andrew Medichini)

In commissione riparte, lentamente, il dialogo sulla legge che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti, tanto al rallentatore che alle forze politiche arriva il monito di Enrico Letta: se non vareranno la nuova normativa in 6 mesi il governo e’ pronto ad intervenire con un decreto legge. Dopo il rinvio in commissione del testo del governo per le tensioni tra Pd e Pdl sulle modifiche da apportare, il dialogo oggi sembra comunque essere ripartito. Questa sera verranno presentati altri emendamenti al ddl del governo, che andranno esaminati. Ma nessuno e’ sicuro che il testo possa tornare in Aula domani pomeriggio, come reclamano M5S e Lega. La proposta di legge e’ infatti inserita all’ordine del giorno della seduta, ma solo "ove concluso l’esame in commissione": un obiettivo non facilissimo da conseguire anche se c’e’ la mattinata di domani per poter lavorare. Anche perche’ gli emendamenti sono circa duecento, a cui potrebbero aggiungersene altri. Tuttavia, secondo i relatori lo slittamento, se ci sara’, sara’ al massimo di un giorno.

Tra gli emendamenti ‘piccanti’ ce n’e’ uno che sembra volto a permettere l’accesso ai finanziamenti a una rinata ‘Forza Italia’. Infatti, la disciplina del ddl del governo prevede che accedano ai finanziamenti solo i partiti che abbiano avuto almeno un eletto sotto il proprio simbolo. Invece, il Pdl con il suo emendamento (primo firmatario e’ Maurizio Bianconi, che del Pdl e’ il tesoriere) chiede di ammettere anche i partiti cui dichiari di fare riferimento almeno la meta’ piu’ uno dei candidati eletti sotto lo stesso simbolo alle elezioni.

Oggi Emanuele Fiano (Pd) e Maria Stella Gelmini (Pdl) sono stati rinominati relatori della proposta di legge dall’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali di Montecitorio, che ha rivotato come testo base quello presentato dal governo. "C’e’ un buon clima, valuteremo gli emendamenti e stabiliremo come procedere", spiega il presidente della commissione Francesco Paolo Sisto, sottolineando "il recupero del dialogo che consentira’ di portare a termine l’esame in commissione. Ero preoccupato dallo stallo che c’era, ma alla fine abbiamo recuperato il dialogo". Ma intanto Enrico Letta concede sei mesi al Parlamento per varare la legge. "Abbiamo voluto rispettare i partiti, Grillo in testa, e abbiamo dato un tempo congruo di sei mesi" per varare il ddl. "Se questo tempo passa senza che nulla avvenga – ammonisce il premier – confermo che il governo farà un decreto. Non averlo fatto prima e’ un segno di rispetto per il Parlamento".