“ASSURDO E INACCETTABILE” | Italiani scomparsi in Messico, uno degli arrestati è già libero da mesi

L’avvocato Falleti: “Le accuse nei suoi confronti non vengono confermate e viene liberato già lo scorso ottobre, senza rendere noto l'accaduto”

Jose Gualupe Rodriguez Castillo, alias ‘el Quince’ o ‘don Lupe’, arrestato insieme ad altri lo scorso luglio perchè ritenuto legato al crimine locale e coinvolto nella sparizione dei tre napoletani in Messico, è libero già da alcuni mesi. Lo rende noto Claudio Falleti, avvocato delle famiglie di Raffaele e Antonio Russo e di Vincenzo Cimmino, che ha appreso la notizia, tenuta nascosta, direttamente dal Messico.

Falleti sta passando al setaccio gli atti sulla vicenda dei tre italiani da alcuni mesi: si tratta di un fascicolo della Procura di Jalisco, lo stato dove gli italiani sono scomparsi, di circa 3.500 pagine.

L’avvocato, secondo quanto riporta l’Ansa, ha appreso dagli inquirenti messicani che prima della scadenza dei 90 giorni di custodia cautelare agli arresti domiciliari, il procuratore di Jalisco ha chiesto di fissare l’udienza per decidere del rinvio a giudizio di el Quince, proprio in relazione alla sparizione dei nostri connazionali. “Il giudice, invece – sottolinea demoralizzato – non ha ritenuto sufficienti le prove e ne ha disposto la liberazione”.

Per il legale ciò che accade “è assurdo e inaccettabile”. Prima, spiega Falleti, al momento dell’arresto del Quince, la polizia e le autorità messicane hanno addirittura indetto una conferenza stampa, dichiarando pubblicamente il coinvolgimento del messicano nella sparizione di Raffaele, Antonio e Vincenzo. Dichiarando anche che aveva ‘a libro paga’ i poliziotti di Tecalitan. “Ma poi le accuse nei suoi confronti non vengono confermate e viene liberato già lo scorso ottobre, senza rendere noto l’accaduto”, prosegue l’avvocato, che aggiunge: “Il nome del Quince era gia’ noto agli atti da febbraio. E le auto ritrovate? E le prove importanti raccolte?”.

“Chiedo, con tono perentorio, – conclude Falleti – che la politica italiana svolga il proprio ruolo a difesa dei propri cittadini e che lavori alla ricerca della verità. Noi continueremo a tenere viva la vicenda, con contatti direttamente in Messico, perche’ e’ un dovere far sapere alle famiglie che fine hanno fatto i loro congiunti”.

L’8 marzo il Messico dovrà riferire sulla vicenda all’Onu.