Il rinnovo degli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero torna al centro del dibattito politico, con una presa di posizione netta da parte del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo (CTIM), che chiede il rispetto delle scadenze e lo svolgimento delle elezioni dei Comites nel 2026, senza ulteriori rinvii.
Una posizione chiara, che si inserisce in un contesto politico complesso e che evidenzia, su questo tema, una distanza significativa rispetto ad alcune sensibilità presenti in Fratelli d’Italia, incluso l’orientamento espresso dal deputato eletto all’estero Andrea Di Giuseppe, su aspetti legati al ruolo e alla governance degli organismi di rappresentanza.
Il CTIM: “Il 2026 deve essere l’anno del rilancio democratico”
Il CTIM ha ribadito formalmente la necessità di procedere al rinnovo degli organismi rappresentativi degli italiani nel mondo, sottolineando come il mutato contesto internazionale e le profonde trasformazioni sociali delle comunità italiane all’estero rendano ormai non più rinviabile un aggiornamento della rappresentanza.
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“I cambiamenti migratori, culturali e professionali impongono organismi pienamente rappresentativi e in sintonia con i bisogni reali delle nostre comunità”, spiegano i dirigenti del Comitato, molti dei quali membri del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE).
Il CTIM auspica inoltre che le istituzioni avviino tempestivamente il percorso necessario per garantire elezioni regolari nel 2026, accompagnate da campagne informative efficaci per favorire la partecipazione democratica degli italiani residenti fuori dai confini nazionali.
“Il 2026 deve rappresentare un momento di rilancio della partecipazione democratica degli italiani all’estero”, sottolinea il Comitato.
Il MAIE si oppone alle proroghe: “No a manovre che rinviano il voto”
Sulla stessa linea si colloca il Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE), che ha espresso una netta contrarietà a qualsiasi proroga del rinnovo degli organismi di rappresentanza.
Il senatore Mario Borghese, vicepresidente del MAIE eletto in America Latina, ha dichiarato:
“Si rispettino le scadenze previste dalla legge istitutiva. Si tratta di organismi cruciali per gli italiani all’estero. Non comprendiamo le ragioni di chi propone proroghe che rischiano di indebolire un presupposto fondamentale della democrazia: il voto”.
Borghese ha inoltre espresso apprezzamento per la posizione del CTIM, auspicando che il Governo e la maggioranza respingano eventuali tentativi di rinvio e consentano il rinnovo del CGIE e dei Comites nei tempi previsti.

Una frattura politica significativa
La posizione del CTIM e del MAIE evidenzia una linea politica precisa: rafforzare la rappresentanza attraverso il voto e garantire il rinnovo degli organismi nei tempi stabiliti.
Proprio per questo appare evidente la distanza rispetto ad alcune posizioni emerse in ambito parlamentare, comprese quelle riconducibili allo stesso Andrea Di Giuseppe, che su temi legati al funzionamento e all’evoluzione della rappresentanza degli italiani all’estero ha espresso orientamenti opposti rispetto al CTIM e più vicini a quelli del Partito Democratico.
Una divergenza che assume un valore politico rilevante, soprattutto considerando che il CTIM rappresenta una realtà storicamente vicina al centrodestra e impegnata da anni nella tutela dei diritti degli italiani nel mondo.
Il futuro della rappresentanza passa dal voto
Il nodo centrale resta quello della legittimazione democratica. In un mondo in cui le comunità italiane all’estero sono sempre più dinamiche e strategiche per il sistema Paese, il rinnovo degli organismi rappresentativi non è solo un adempimento formale, ma un passaggio fondamentale per garantire efficacia, autorevolezza e rappresentatività.
La data delle elezioni Comites si avvicina e con essa una scelta decisiva: rafforzare la democrazia degli italiani all’estero attraverso il voto oppure rischiare di indebolire uno dei pilastri della loro rappresentanza istituzionale.
Quanto alla posizione del Partito Democratico, che avrebbe chiesto un rinvio addirittura al 2028, si tratta di una scelta che solleva interrogativi politici rilevanti. È una valutazione legata a tempi tecnici e strategici o il timore di un passaggio elettorale? Nel frattempo, gli italiani nel mondo continuano ad attendere risposte da una classe politica che, in alcuni casi, appare non pienamente all’altezza delle sfide attuali.































