Pil: Cia, per agricoltura non c’e’ crescita ma solo pesanti costi

 ‘Se si attendeva un segnale, questo e’ venuto puntuale e allarmante. Per l’agricoltura, che esce penalizzata dagli ultimi provvedimenti del governo Monti, la situazione e’ sempre piu’ difficile. Il valore aggiunto del settore registra un’ulteriore diminuzione che conferma l’impellente esigenza di una nuova politica di rilancio dello sviluppo e della competitivita’. Misure fondamentali che nella manovra economica non hanno trovato spazio’. Lo ha sottolineato il presidente della Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi a commento dei dati Istat relativi al Pil che nel terzo trimestre 2011 segnano, per il settore primario, un calo congiunturale dello 0,9 per cento e tendenziale dello 0,1 per cento.

 ‘Sono dati che confermano come le imprese agricole – ha aggiunto Politi – continuano a vivere una preoccupante fase di pesante crisi, con alti costi produttivi (soprattutto quelli relativi ai carburanti che negli ultimi mesi, anche con gli aumenti delle accise, sono cresciuti a livelli record), previdenziali e burocratici, mentre i prezzi all’origine non sono affatto remunerativi e in alcuni casi si hanno anche accentuate diminuzioni. Un quadro che la manovra economica ha reso ancora piu’ fosco, accrescendo gli oneri per gli agricoltori, anche per beni strumentali, quali i fabbricati rurali e i terreni agricoli. Problemi, quest’ultimi, che devono essere al piu’ presto corretti, in modo da evitare traumatici contraccolpi su migliaia di aziende’.

 ‘Le cifre dell’Istat – ha rimarcato il presidente della Cia – mettono in evidenza un settore in difficolta’ e in grande affanno, con aziende sempre meno competitive e alle prese con problemi di complessa soluzione. Per questa ragione rinnoviamo l’appello al Parlamento e al Governo affinche’ si guardi al settore agricolo con una diversa attenzione’.

 

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