C’è la crisi, tutti in bici – di Franco Esposito

Com’è bello andar in bicicletta. Parole, musica e versetto della canzoncina in voga negli anni Cinquanta.  Com’è bello andar in bicicletta, parole e sospiri. La frase torna prepotentemente d’attualità in quest’abbrivo di 2012, martellato dalla crisi, abbrutito dalle drastiche misure della manovra Salva Italia. I prezzi hanno subito una poderosa impennata; quello della benzina è arrivato alle stelle. Fino a due euro il litro. A questo punto della fiera è ancora giusto parlare di qualità della vita in Italia? Proprio no: se questi sono i prezzi, saranno sempre meno i privilegiati che potranno permettersi l’uso dell’auto.

Benzina troppo cara, esplode il boom della bicicletta. Anche di quelle elettriche, che si fanno pagare e costano fino a 1.800 euro. Spinti dal bisogno, siamo prossimi a diventare un popolo di ciclisti. Tutti in bici, bellezze. L’Italia va in bicicletta. E pare non porsi il problema delle strade ciclabili insufficienti e in stato precario, dove esistono, pur di contenere i costi personali e procedere al complicato tentativo di riequilibrio del bilancio familiare. Fa niente, non importa, se la maggior parte delle città italiane non è a misura di ciclista. Risparmiare si deve, siamo obbligati a vivere con la cintura tirata, a mantenerci a stecchetto. Gente dura, gli italiani. Difficile da schiodare da consolidate abitudini e dai modi di vivere che rappresentano ormai una sorta d’irrinunciabile status. Siamo un popolo di automobilisti: peste lo colga a chi ci priva del veicolo a quattro ruote.

Qualcosa però sta cambiando, anzi è già cambiata. Il mercato italiano della bicicletta conosce un momento di grande successo, determinato soprattutto dal caro benzina. Il prezzo del carburante, in continua crescita, rappresenta un deterrente anche per gli inossidabili amanti dell’auto e dello scooter. Mica vero, però: motorini, motociclette, vespe e lambrette vendono ancora bene. Ma vanno a benzina anch’esse e non si vede perciò come possano sfuggire all’aggressione mortale della crisi.

Bentornata, bicicletta. I rivenditori, in alcuni casi, hanno registrato aumenti di tre volte del fatturato. Sì, hanno visto triplicare i loro introiti. Tanti negozi, soprattutto nel centro Italia, hanno venduto duemila biciclette dall’inizio dell’anno a oggi. Cioè in due mesi e mezzo, champagne. Forte è la richiesta di city bike, con prezzi variabili da 100 a 300 euro. Cosa volete di più dalla vita? La mentalità delle persone è soggetta a continui cambiamenti. Magari anche a dispetto della rete di piste ciclabili in Italia. Sotto quest’aspetto, siamo ancora alla preistoria. Eppure non mancano nelle nostre vicinanze magnifici esempi di città straniere della bicicletta. Chilometri e chilometri di piste ciclabili, ben tenuti e perfettamente agibili. Amsterdam non è una mosca bianca. E noi quando proviamo ad abbozzare una pallida difesa, ci affidiamo a Ferrara. La città italiana della bicicletta per antonomasia. Certo, anche le pedonalizzazioni assumono un aspetto importante. Decisamente fondamentale, in quanto consentono un uso vasto e tranquillo della bicicletta. E i pigri che non vogliono (o non possono) darci dentro con i pedali, possono ricorrere alla bici elettrica.

Anche questo è un boom. Tanto per dire, Firenze ha registrato un aumento del 60% delle vendite di bici elettriche. Dovendo considerare come il target di questo tipo di clientela sia di fascia abbastanza alta. Una domanda sorge spontanea: esistono ancora i ladri di bicicletta protagonisti nel titolo e della trama di un film di successo del neorealismo italiano? Formano anch’essi un popolo. In alcune città italiane di media grandezza si registrano fino a 1000 furti l’anno. La paura di subire un furto spesso si accoppia drammaticamente con l’assenza di posti nelle rastrelliere, di norma piene di biciclette sgangherate, ormai inservibili, autentici rottami. Paura di furti e mancanza di adeguati parcheggi hanno fatto esplodere un altro tipo di boom. Si tratta di cosa? Delle biciclette pieghevoli, amate in particolare da magistrati, impiegati e negozianti. La bici pieghevole occupa piccoli spazi, per contenerla basta un normale sacchetto. Di quelli che si portano sulle spalle o a tracolla. Il mezzo si piega in tre parti, tutto molto comodo e funzionale. Arrivi a casa, pieghi la bici e la lasci nel corridoio o in anticamera. La rimetterai in strada il mattino dopo, per andare in ufficio. Arrivato sul posto di lavoro, ripieghi il tutto a mo’ di pacchetto, richiudi la cerniera del sacchetto, e sei al tuo posto, sereno, non teso. Buon lavoro e buona giornata, con tanti saluti ai potenziali ladri e al caro benzina. Com’è bello andare in bicicletta sulle strade della crisi italiana.

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