La mannaia del governo Renzi sui patronati italiani all’estero

Ancora una volta nella legge di stabilità del governo Renzi gli italiani all’estero vengono presi di mira: tagli su tagli per i capitoli che riguardano più da vicino il mondo dell’emigrazione. Il taglio al fondo dei patronati metterà in seria difficoltà le sedi estere, a rischio chiusura. Dino Nardi, coordinatore UIM, interviene ancora una volta per dire basta a questo andazzo e per chiedere ai presidenti dei Comites di tutto il mondo di protestare insieme.

“Già lo scorso anno – scrive Nardi rivolto ai presidenti Comites -, fummo costretti a reagire energicamente – in Italia ed all’estero – contro il taglio al finanziamento del Fondo Patronati previsto inizialmente in 150 milioni dalla Legge di Stabilità 2015, riuscendo infine a farlo ridurre, con l’impegno dell’universo mondo degli italiani all’estero, a 35 milioni in sede di approvazione da parte del parlamento. Quest’anno, con la Legge di Stabilità 2016, siamo di nuovo a fare i conti ancora con un altro taglio micidiale al Fondo Patronati e, con la stessa tattica già sperimentata lo scorso anno: il governo, prima, spara alto (taglio di 48 milioni) e, poi, il parlamento (in questo caso il Senato) abbassa il tiro (20 milioni). Allora tutti felici e contenti? Certamente no, poiché il taglio per il 2016 è micidiale. Infatti – taglia ieri e taglia oggi – alla fine per i patronati non vi saranno più le risorse per garantire un servizio gratuito ai cittadini come quello che finora veniva offerto ai cittadini italiani in patria ed all’estero”.

“Ergo, non è difficile immaginare che, se il taglio di 20 milioni verrà mantenuto, le sedi all’estero dei patronati italiani, per mille ragioni, saranno le prime a chiudere con tutte le conseguenze che ricadranno sui cinque milioni di iscritti all’AIRE e, soprattutto, per gli oltre 400’000 pensionati INPS residenti all’estero in ben 154 Paesi diversi, nonché per quei pensionati italiani metropolitani che, sempre più, anno dopo anno (nel 2014 circa 5’000 pensionati), decidono di lasciare l’Italia per andare a vivere all’estero in Paesi con un minor costo della vita. A questa considerazione ne va poi aggiunta una seconda. Ancora nel 2013 nella presentazione del Bilancio Sociale dell’INPS si poteva leggere che l’Istituto previdenziale italiano, senza la presenza e collaborazione dei patronati, la Pubblica Amministrazione avrebbe dovuto aprire e gestire circa 6’000 nuovi uffici ed aumentare gli organici di 5’350 unità con un costo annuo supplementare di 564 milioni di euro per l’INPS, specificando poi che da questo calcolo non era considerata l’attività svolta all’estero dai patronati. Bene, sarebbe opportuno che una riflessione analoga la facesse anche il MAECI per verificare, innanzitutto, se la rete diplomatico-consolare italiana superstite sarebbe in grado di far fronte al lavoro che ricadrebbe evidentemente su di lei qualora chiudessero i patronati all’estero e, in secondo luogo, quale sarebbe il costo supplementare per il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per attrezzarsi a farvi fronte. Con tutta probabilità – a conti fatti – ci si accorgerebbe che, anche in questo caso, la fattura per il MAECI sarebbe ben più alta del costo delle sedi estere dei patronati. Con un particolare non trascurabile: il finanziamento del Fondo Patronati non è a carico della Fiscalità generale bensì costituito con un prelievo apposito effettuato sul monte contributi incassato dagli enti previdenziali italiani”.

“Tutto ciò premesso, questo mio messaggio/appello ha lo scopo di sollecitare in modo esplicito i Comites, appena rinnovati, e con loro i nuovi Consiglieri Cgie, a prendere l’iniziativa (sempre che non l’abbiano già presa) di convocare in tempi rapidi (la Legge di Stabilità deve essere approvata definitivamente entro il 31.12.2015) delle assemblee pubbliche nelle Circoscrizioni di loro competenza coinvolgendo l’associazionismo italiano e gli stessi patronati i cui operatori stanno, peraltro, rischiando il posto di lavoro. Le assemblee dovrebbero innanzitutto consentire di spiegare quanto sta avvenendo con la Legge di Stabilità, le conseguenze possibili e, quindi di organizzare immediate forme di protesta (non escludendo manifestazioni davanti agli Uffici consolari) da mettere in atto sia come Comites che come singoli cittadini emigrati, associazionismo italiano e patronati presenti nel terriorio. Proteste da indirizzare al Capo del governo, ai Presidenti di Camera e Senato e soprattutto ai Capo Gruppo della Camera dove ora è in discussione il testo della Legge di Stabilità 2016 già approvato dal Senato”.

“Con l’auspicio che questo mio messaggio/appello possa trovare in tutti i Comites la massima disponibilità a difendere la sopravvivenza dei patronati anche in emigrazione – conclude Nardi -, vi ringrazio anticipatamente scusandomi per il tempo che vi ho rubato nel leggermi ma questo, che stiamo vivendo, lo comprenderete, è veramente un momento cruciale per le nostre collettività emigrate”.