Tunisia, Amina non si è denudata ma ha scritto Femen su moschea

In una Tunisia dove la tensione resta alta dopo gli scontri di ieri che hanno lasciato sul terreno un giovane salafita, puo’ apparire paradossale l’interesse generato dall’arresto di Amina Tyler, la giovanissima attivista di Femen che, a Kairouan, ha sfidato da sola gli integralisti portando la sua protesta sin nel cuore dell’islam piu’ intransigente. Amina, di cui oggi non si ha alcuna notizia, non si e’ denudata davanti al salafiti, come ieri aveva raccontato il governatore di Kairouan, ma il suo gesto – scrivere sul muro di cinta della piu’ importante moschea della citta’, l’Okba Ibn Nafaa, la parola ‘Femen’, come hanno riferito le attiviste sul loro sito – non e’ stato meno eclatante. La sfida che la ragazza ha lanciato e’ stata qualcosa a meta’ tra un grande atto di coraggio e una follia, perche’ sfidare i salafiti in casa propria (Kairouan e’ la ‘capitale’ del gruppo salafita di Ansar al Sharia) e’ stato qualcosa di impensabile, e non solo per i parametri del rigore islamico. Quindi nessun improvvisato spogliarello, ma uno schiaffo a chi cerca di mettere la donna tunisina in posizioni di retroguardia abbandonate da oltre cinquant’anni. Dal canto suo il governo tunisino ha spiegato oggi che Amina e’ stata arrestato per aver compiuto ‘gesti immorali’, senza pero’ precisare la natura di tali gesti.

Il video che circola oggi sui siti mostra Amina, al suo apparire davanti alla moschea, dove e’ stata subito riconosciuta, catalizzando l’attenzione e quindi la reazione dei musulmani piu’ ortodossi. ‘Vattene via da qui’, e’ stata la frase piu’ normale, ‘Sei solo una sporca p…’, la traduzione di quello che in molti in Tunisia pensano. Lei, con i suoi capelli cortissimi tinti di un giallo pannocchia, in t-shirt e camicia e con short di jeans, non ha arretrato d’un passo guardando, con sprezzo, ma in totale silenzio i suoi avversari. ‘Le donne possono entrare nella moschea, tu no perche’ sei una p…’, le ha gridato da pochi centimetri un uomo. Troppo per gli agenti che in numero massiccio ieri presidiavano Kairouan, che l’hanno circondata e poi scortata sino ad un cellulare che e’ partito per chissa’ dove. La Tunisia non e’ pero’ solo Amina, perche’ il Paese ieri e’ stato attraversato da un’ondata di proteste violentissime e, per paradossale che possa apparire, il bilancio di un morto (oggi i funerali si sono svolti in clima molto teso) e 200 arresti appare come insperato, visto che i salafiti per vendicarsi contro lo Stato che ha vietato il raduno di Ansar al Sharia hanno usato di tutto: sassi, coltelli, spade, bottiglie Molotov. Ma forse non s’attendevano una reazione delle forze dell’ordine cosi’ determinata, durissima, senza spazi di manovra. Forze dell’ordine che spesso, battendo i manganelli contro gli scudi di plexiglas, sono andate all’attacco al grido di ‘Allahu akbar’, per spiegare che loro, contrariamente a quanto urla Ansar al Sharia, sono buoni musulmani, ma servitori di uno Stato ormai stufo della loro protervia. Poliziotti andati alla ‘guerra’ anche contro i loro stessi confratelli, come ha mostrato una fotografia in cui uno dei ninja (le unita’ anti-sommossa) mostra con orgoglio una bandana salafita. Come a volere dire: sono con voi, ma prima sono con la Tunisia. E oggi le unita’ speciali della polizia ha smantellato un gruppo di presunti terroristi accusati di preparare attentati contro le forze dell’ordine e l’esercito, proprio a Kairouan. Un giovane e’ stato arresto, altri due sono in fuga.