Sesso, prostitute costrette a straordinari per combattere la crisi: il caso della Sardegna – di Laura Neri

Sempre più prostitute sulle strade italiane. Ad ogni ora del giorno e della notte, è possibile vedere ragazze, anche giovanissime, vendersi sul marciapiede o ai margini delle strade provinciali più percorse dagli automobilisti. Non solo: sono sempre più le escort che si prostituiscono in casa, anche grazie ad annunci che pubblicano su internet o sulle riviste di settore più diffuse. Il mestiere più antico del mondo, si sa, non conosce crisi.

E mentre qualcuno, nel mondo della politica, riporta all’attualità l’idea di regolarizzare e tassare la prostituzione in Italia, si scopre che il fenomeno delle lucciole riguarda tutta l’Italia, isole comprese. La Sardegna, per esempio, dove la prostituzione aumenta a un ritmo velocissimo e percorre anche nuove strade. Dal marciapiede alla villa di qualche miliardario: il lavoro da fare è lo stesso, ma cambia la tariffa. Da qualche decina di euro fino a 2mila euro a notte.

Il giornale “La nuova Sardegna” calcola che siano circa un migliaio le prostitute sull’isola. Ma questi sono dati ufficiali: c’è da scommettere che il numero sia molto maggiore. Anche se, a causa della crisi, effettivamente sta piano piano diminuendo, visto che gli italiani hanno meno quattrini in tasca. Ma chi gestisce il giro, si aspetta dalle proprie schiave del sesso gli stessi introiti: e così loro sono costrette a lavorare di più. E quando si rifiutano, sono dolori, nel vero senso della parola: botte, soprusi e ogni genere di tortura. E dove il Comune ha vietato la prostituzione in strada – a Olbia, per esempio – cresce quella negli appartamenti. Mentre in Gallura cresce il mercato delle minorenni, molto apprezzate, soprattutto se esili e bionde.

I papponi sono per la maggior parte stranieri. La mala albanese o romena stringe con i gestori sardi intese siglate sulla pelle delle ragazze, costrette a lavorare senza pausa, mentre chi le sfrutta fa soldi a palate.

Per una prestazione “classica”, bastano 30-50 euro. Tariffa che sale se il cliente chiede un rapporto non protetto: allora si può arrivare fino a 200 euro. Ma la ragazza che accetta, in questo caso si espone a un doppio pericolo: a quello del contagio di malattie sessuali – Aids, ma non solo -, ma anche alla rabbia delle colleghe, le quali non hanno proprio voglia di subire una concorrenza sleale.

Sull’isola in queste ultime settimane se ne sono sentite di tutti i colori: dal party a base di sesso e cocaina organizzato da un ricco imprenditore in Costa Smeralda, fino all’addio al celibato di un giovane che ha invitato alle festa 40 amici e quattro prostitute ingaggiate nei locali night club.

I luoghi destinati al sesso spuntano come funghi: locali di lap dance, night, bar, sale massaggi. Non si finisce più. I clienti pagano, le ragazze spesso sfruttate lavorano e la malavita si arricchisce. Forse sarebbe il caso di mettere fine a tutto questo. Forse è davvero arrivata l’ora di regolarizzare la prostituzione anche nel nostro Paese. Si eviterebbero soprusi, malattie, e soprattutto si metterebbe fine a quel fiume di denaro che arricchisce la criminalità organizzata illecitamente.