Pessina (Fi), vi spiego perché è modesta l’operosità degli eletti all’estero

Gli eletti all’estero? “La loro elezione spesso non corrisponde alla volontà e agli interessi dei connazionali che dovrebbero rappresentare”: ad affermarlo il senatore Vittorio Pessina, responsabile del dipartimento italiani all’estero di Forza Italia, intervistato da InfoItaliaSpagna. Quando la giornalista, Patrizia Floder Reitter, gli chiede di commentare l’impegno dei parlamentari eletti all’estero, impegno che lei stessa considera “spesso modesto se non inesistente”, Pessina risponde: “L’operosità di questi rappresentanti è inevitabilmente così modesta perché vengono eletti con un sistema elettorale che non è tra i più felici come procedura e non avviene in base a una selezione all’origine nei Paesi dove potranno essere eletti. Complice un sistema di brogli abbastanza diffusi, mi dispiace dirlo, la loro elezione spesso non corrisponde alla volontà e agli interessi dei connazionali che dovrebbero rappresentare”.

Secondo la giornalista, inoltre, “nel caso della Spagna, senatori e deputati si fanno vedere, forse, prima delle elezioni e poi restano attivi solo in Svizzera, Germania o oltre Oceano”. Italiani in Spagna dimenticati?

Patrizia Floder Reitter nel colloquio con il senatore insiste: gli eletti all’estero “dovrebbero invece essere attivi, presenti sul territorio per questioni che riguardano il lavoro, il commercio, il turismo, la cultura e il supporto ai residenti all’estero. Creando un’unità di intenti nell’interesse della comunità, al di là delle differenze partitiche”. Giusto. E Pessina condivide: “Certo, i problemi, le tematiche che deputati e senatori dovrebbero presidiare non sono così numerosi, ma sono vitali per gli italiani all’estero. Invece – ragiona il senatore – vengono seguiti, sviluppati in maniera marginale dai parlamentari della circoscrizione, che spesso disattendono a questa funzione coinvolti più nelle questioni di politica nazionale”.

Vittorio Pessina rappresenterà Forza Italia nel nuovo CGIE. Il senatore è stato sempre abbastanza critico nei confronti del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. E la sua opinione non è cambiata: “Le funzioni del Cgie, nato diversi anni fa, sono diventate sempre meno importanti da quando è stata istituita la Circoscrizione estero, con parlamentari eletti dai cittadini italiani residenti fuori dal nostro Paese. Inoltre, essendo un organismo anche piuttosto costoso nel suo funzionamento, si può mantenere solo se viene modificata la composizione e le funzioni dei membri dell’assemblea. Riformato, allora sì può essere un’istituzione di complemento”. Sarà compito dei nuovi consiglieri eletti, e di quelli di nomina politica come Pessina, riformare sul serio un organismo istituzionale che altrimenti è destinato a morire.