Mediaset, Pd: ‘pronti a votare decadenza Berlusconi’. Schifani: ‘indegne provocazioni’

Gianni Pittella, del PD e Vicepresidente del Parlamento Europeo, intervenuto a ”Prima di tutto”, su Radio 1, a commento della sentenza sui diritti tv che ha condannato a 4 anni Silvio Berlusconi, ha detto: “Il segretario Epifani e’ stato molto chiaro, e per una volta voglio essere d’accordo con il segretario del mio partito. Quindi noi voteremo in Parlamento per la decadenza di Berlusconi. Non abbiamo nessuna intenzione di mettere in difficolta’ il governo, siamo consapevoli delle difficolta’ di coabitare con un partito, il Pdl, che ha aspirazioni, prospettive, sensibilita’ e interessi diversi dai nostri, stiamo insieme per necessita’, e queste necessita’ permangono: il Paese ha bisogno che il Governo affronti alcune questioni fondamentali, dalla drammatica crisi dell’occupazione giovanile allo sviiluppo delle imprese, alla riduzione del carico fiscale sul lavoro, ai temi delle riforme istituzionali, quella elettorale soprattutto. Questioni vere, da affrontare subito. Tutto questo ovviamente a patto che il Pdl non abbia reazioni inconsulte, che non ci sia la pretesa di non votare la decadenza di Berlusconi, che non ci siano dimissioni in massa dei parlamentari del Pdl, che non si interrompano i lavori parlamentari”.

Anche Pier Luigi Bersani, ex segretario del Partito Democratico, interviene all’indomani della sentenza della Cassazione: "Come detto ieri da Epifani le sentenze vanno eseguite, ciascuno per la sua parte per quanto riguarda la Magistratura e il Parlamento. Su questo non ci sono dubbi, bisogna invece riflettere sulla fase che si apre".

Insomma, il Pd è pronto a cacciare Berlusconi dal Parlamento per inviarlo in gabbia. Del resto, le parole di Epifani pronunciate un minuto dopo la sentenza della Cassazione erano davvero state molto chiare. Un atteggiamento, questo, che secondo Renato Schifani, capogruppo PdL al Senato, rappresenta “indegne provocazioni”, dietro le quali “si nasconde il tentativo del Pd di staccare la spina al governo per via delle loro lacerazioni interne che gli impediscono un appoggio coeso a Letta”. Ma, assicura l’ex presidente del Senato, “alle loro provocazioni il Pdl non abbocca”.